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di Thomas Klann

Il solito, insolito

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Capita di passare accanto a persone e cose che si vedono tutti giorni senza soffermarcisi, perché sono sempre li, le abbiamo viste mille volte, sono il nostro ambiente 'abituale'. Magari siamo circondati da cose belle, ma non le percepiamo finché... non capita qualcosa di insolito.
Una mattina di qualche giorno fa mi sono alzato e aprendo - come sempre faccio - la finestra della mia stanza, ho visto questo mini spettacolo. La strada era ancora nell'ombra e i primi raggi del sole sfioravano una cima della siepe. Ma l'idea che il quadro mi suscitava era che la natura desiderasse catturare il sole. Questa immagine mi è rimasta nella mente per tutto il giorno.

di Thomas Klann

Frazioni di un secondo

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C'erano due bei pini davanti casa mia. Ma sono diventati cosi grandi che minacciavano di rovinare sulla casa stessa. Dispiace sempre tagliare un albero... la motosega cominciò a rumoreggiare: volevo immortalare quanto accadeva.

Per far vedere la caduta dei vari pezzi del tronco, dovevo scegliere un tempo di esposizione che non 'congelasse' il soggetto. Dalle lezioni di fisica ricordavo che gli oggetti cadono a una velocità di 9,81 metri al secondo (ossia circa 35 Km/h), per poi raddoppiare ogni secondo. Cosi ho scelto 1/400 di secondo di esposizione, per vedere il tronco a fuoco ma lasciare quel movimento che dà la sensazione della caduta.

Ho fatto 2 o 3 prove per aver l'effetto desiderato. Per fortuna con le macchine digitali si può vedere subito il risultato e, potendolo, aggiustare il tiro.

di Thomas Klann

Unire luce e ombra

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La volta scorsa vi ho presentato la foto monumentale di un edificio, composta di più scatti.
Ma davanti a un soggetto come la piazza del Campidoglio di Roma, ci si chiede spesso: che faccio? Fotografo la statua o il palazzo o tutti due? Volendo riprenderli tutti due sorgeva un problema. La facciata dell'edificio era fortemente illuminata mentre la statua in bronzo di Marco Aurelio era in ombra. Ho scelto il tempo di esposizione adatto per la facciata. Poi, con un programma di elaborazione fotografica, usando una opzione per la selezione parziale del soggetto, ho aggiustato il livello di esposizione della statua.
E' molto difficile fare una buona foto senza una post-lavorazione. Il nostro occhio ha una enorme capacita di superare i contrasti, mentre una macchina fotografica non arriva ad avere neanche a 1/10 di questa capacità. Ne viene che, in un caso come questo, è più che certo che la foto senza ritocco sarà una delusione rispetto alla realtà.

di Thomas Klann

Foto composita

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Le macchine fotografiche sono sempre più tascabili. Una volta le si teneva con una cinghia attorno al collo. Ora si guarda nella borsa o in una tasca chiedendosi: "Ma dove l'ho messa?...".
Questo ha anche il suo prezzo, lo si paga nella configurazione dell'apparecchio. Ad esempio, lo zoom, l'obiettivo a focale variabile, è ridotto ai minimi termini. Per fare una foto come questa della Villa Aldobrandini di Frascati, ci vorrebbe un grandangolo  molto  spinto.
Ma oggi la tecnologia ha quasi sempre una soluzione: invece di fare una sola unica foto, se ne fanno - come in questo caso - nove, tre della parte superiore, spostandosi in senso orizzontale, tre della parte centrale e tre della parte inferiore. Poi nel computer con un programma (uno free è  Autostitch), si compone il tutto in un'unica immagine.
Ho lasciato appositamente le linie cadenti, per salvare l'impressione della vastità.

Nota: cercando in Google non ho trovato nessuna foto della Villa Aldobrandini fatta da questo punto di vista.

di Thomas Klann

Morbidezza e rigore

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Questa immagine è un altro esempio di quanto ho scritto la scorsa settimana a proposito delle superfici riprodotte a due dimensioni. La foto l'ho scattata a Milano, riproduce un'angolatura del Teatro degli Arcimboldi. In sostanza si vedono solo delle linee - diagonali, verticali etc. - su una superficie mono colore come fosse un foglio di carta. E' l'ombra che ci fa intuire la profondità.
Nel cielo blu, anche questo di un colore continuo, le nuvole fanno da contrasto, morbide e soffici, quasi un sollievo in questa immagine cosi rigorosa nella sua struttura: è proprio di questo contrasto che l'immagine vive. Lo sforzo per riuscire a fare una foto così è quello di isolare con la mente una cosa dall'altra per poi rimetterle in un rapporto visivo.

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