logo NetOne - media and a united world

NetOne

media and a united world

di Thomas Klann

Una foto 'povera'

(clicca per ingrandire)

Natale è il momento di far regali. Se avete pensato di regalare una macchina fotografica, vi troverete davanti a una vasta gamma di offerte, più o meno costose.
Ci sono ad esempio marche famose, giapponesi o tedesche, i cui apparecchi - solo il corpo macchina senza obiettivo - costano 2.000, 3.000 e anche 4.000 euro. Un acquisto di questo genere si potrebbe giustificare per un professionista che necessita di mezzi più affidabili e di alta precisione. Ma nessuno si compra una macchina da corsa per andare a fare la spesa al supermercato dietro l'angolo!

Facendo qualche calcolo, pensando all'ammortamento della spesa, se con una macchima fotografica da 3.000 euro faccio 30.000 fotografie, ogni scatto mi costerebbe 0,10 centesimi, per fare poi che cosa? Perché sparisca nel labirinto del mio computer o per farlo vedere una volta ai miei amici?
La foto a lato l'ho fatta con una videocamera da 8 Mega pixel, riducendola un po'. Ma che cosa le manca per essere una foto di un pomeriggio autunnale ?  
Essa dimostra che un regalo magari meno costoso rende la stessa cosa, perché non è la tecnica che salverà il mondo. Come diceva Fedor Dostoevskij sarà la bellezza a salvarlo (quella interiore e quella esteriore). 

di Thomas Klann

Questione di illuminazione

(clicca per ingrandire)

Ho fatto il mio apprendistato di fotografo al museo di Berlino. Una delle sfide maggiori quando mi trovavo a fotografare statue di varie epoche, di provenienze diverse e fatte nei materiali più vari, era quella di trovare la luce giusta per mettere in rilievo tutta la loro bellezza.

La prima cosa che dovevo capire era se un'opera era stata ideata per l'interno o per l'esterno. Se era destinata a stare all'aperto non era cruciale in che modo e da dove era illuminata. Pensate ad esempio al David di Michelangelo, da qualsiasi parte arrivi la luce è sempre bellissimo.

Osservate la foto di oggi. La statua della "Madonna della neve" creata da Ave Cerquetti del Centro Ave - atelier che festeggia quest'anno il cinquantennale di attività -  è evidentemente una statua concepita da un'artista che lavorava in studio e con con la mano destra, perciò ll'illuminazione proveniva da sinistra. Nello studio fotografico per mettere in massimo rilievo la plasticità della statua ho dovuto ri-creare le medesime condizioni. Al museo di Berlino a volte passavo delle ore  spostando le luci da una parte all'altra della statua... e magari alla fine scoprivo che l'artista era mancino.

Le linee delicate della bocca e del naso vengono in rilievo  solo con la luce giusta. Ho lasciato appositamente che la pianta sulla sinistra faccia parte dell'immagine, per evitare che la foto della statua fosse fine a se stessa.

di Thomas Klann

La foto racconta

(clicca per ingrandire)

Nel raccontare una storia, perché sia comprensibile e completa, occorre considerare con cura alcuni aspetti: cosa raccontare, quale è il soggetto del racconto, la trama su cui si sviluppa ecc.
Lo stesso vale per una foto perché anch'essa è un racconto: a chi la indirizzo, qual è il mio sguardo sul soggetto e che cosa ha suscitato in me, in che forma voglio rappresentarlo, ecc.

Immaginate che Màrcia Gonçalves, autrice della foto, vi racconti: "Per motivi di impegno sociale ho dovuto recarmi in Madagascar;

tra vari viaggi fatti nell'isola sono passata anche a Antananariva ad incontrare alcune giovanissime del Movimento Gen dei Focolari. Sui loro volti c'era una gioia e un'allegria davvero eccezionali nonostante la comunicazione fosse limitata per via della lingua che non conoscevo. La gioia mi è parsa eccezionale anche perché riuscivano ad esprimerne tanta nonostante l'ambiente povero in cui vivevano".

Dopo questa descrizione guardate la foto: quante parole ancora sarebbero necessarie per riuscire a rendere quello che mostra? Pensate che si arriverebbe mai a dare a parole il racconto dell'immagine?

di Thomas Klann

Ridare bellezza

(clicca per ingrandire)

Tante volte passiamo davanti a soggetti a prima vista un po' banali, come era questa fontana.

La si trova arrivando nel cortile antistante l'Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata, coperta da un'edicola, un po' abbandonata in verità, isolata da tutto il resto degli edifici circostanti.
E' stata questa impressione di insignificanza a provocarmi. Mi son chiesto se esistesse un modo per renderla interessante e ho cominciato a girarle attorno.

Mi sono avvicinato... allontanato..., ho messo la macchina fotografica in orizzontatale... in verticale... finché non ho trovato questa inquadratura verticale che include un insieme di argomenti visivi interessanti: un primo piano, un secondo piano, un terzo piano, luci, ombre, linee diagonali, prospettive diverse. Il cielo azzurro non manca di dare il suo contributo all'insieme, pure riflettendosi in qualche modo nella fontana.

Un mio amico fotografo mi diceva sempre: “Se una foto non é bella, vuol dire che non sei stato abbastanza vicino al soggetto”. Credo che avesse ragione.

di Thomas Klann

Italia tipica

(clicca per ingrandire)

Passeggiando per i Castelli Romani, prima o poi ci si imbatte nella piccola cittadina di Nemi.
Ho scattato lì questa foto, in un tardo pomeriggio. Ritrae delle facciate tipiche, quasi troppo ricche di particolari. Un turista che arriva dall'estero probabilmente immagina così l'Italia.

Sul sito il comune si racconta così:
Tutti diamo per scontata la leggenda di Romolo e Remo e della lupa. Pensiamoci un momento. Da chi è stata fondata Roma? Da Romolo. E chi era Romolo? Il figlio di una sacerdotessa vestale, Rea Silvia. 

E prima della fondazione di Roma, dove si poteva trovare un tempio con sacerdotesse vestali? Nel Nemus Aricinum: dove c’era il Santuario di Diana-Vesta. Ecco che, se si presta fede alla leggenda, Romolo nacque... a Nemi!

E se invece si vuole interpretare il mito un po’ più scientificamente, Roma ha comunque qui le sue radici culturali e cultuali, e Nemi si può quindi considerare il vero punto da cui l’enorme avventura della civiltà romana ebbe inizio.

(...) Nemi è stata visitata, apprezzata e descritta da molti artisti. Basti citare fra gli scrittori soltanto Hans Christian Andersen, Goethe, Stendhal, d’Annunzio; fra i musicisti Gounod, che prese ispirazione dal panorama notturno del lago per la sua Ave Maria (scrisse la data sulla chitarra da cui non si separava mai: Nemi, 24 aprile 1862); molti pittori paesaggisti dal Settecento in poi dipinsero il lago, i boschi, i vicoli del paese. E lord Byron immortalò Nemi nel suo Childe Harold’s Pilgrimage.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.