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b_300_0_16777215_00_http___www.video.mediaset.it_bin_128.$plit_640x360_C_2_video_657457_videoThumbnail.jpgÈ un quadro in chiaroscuro il IV Rapporto dell’ Associazione Carta di Roma sul racconto delle migrazioni attraverso i media. Dal titolo “Notizie oltre i muri” il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio di Pavia, in collaborazione con l’Osservatorio europeo per la sicurezza, rileva luci e ombre nella narrazione che nel 2016 giornali e tv, italiani e non solo, hanno fatto del fenomeno delle migrazioni forzate, del dibattito politico che si è sviluppato a livello nazionale e internazionale, delle politiche e delle iniziative di accoglienza e integrazione come dell’ondata di populismo che si è diffusa in Europa. Un quadro che mostra ampie possibilità di cambiamento. 

 

Presentato il 19 dicembre presso la Camera dei Deputati, il Rapporto si compone di quattro sezioni: “Analisi della carta stampata” (Corriere della Sera, il Giornale, l’Avvenire, l’Unità, la Repubblica, la Stampa); “Analisi dei telegiornali nazionali prime time” (Rai, Mediaset, La7); “Brexit, tra populismo e xenofobia: la narrativa mediatica in 5 paesi europei a confronto” (Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna); “Omicidio di Fermo: razzismo e linguaggio d’odio su mainstream e social media”.

Il dato generale positivo rilevato dagli Autori è che il 2016 è stato l’anno della “metabolizzazione” del fenomeno migratorio con una netta presenza del tema sulle prime pagine dei giornali o nelle agende dei notiziari e con un’ampia diffusione sui social network. “Il dato quantitativo – lievemente in calo per le tv, per i giornali in crescita fino a 100 volte superiore rispetto al 2013 - si è stabilizzato” afferma Giovanni Maria Bellu, Presidente dell’Associazione Carta di Roma, secondo cui “si parla molto più di prima dell’immigrazione, anche in assenza di notizie clamorose”. “Se negli anni passati – spiega - se ne parlava in occasione di tragedie del mare, di gravi fatti di cronaca nera,  dei ciclici aumenti degli sbarchi (le “invasioni”) e, spesso in chiave emergenziale, in coincidenza con le campagne elettorali, adesso se ne parla con continuità, quasi tutti i giorni, e vi si arriva attraverso percorsi un tempo praticati da pochi specialisti del settore: dalle analisi sull’organizzazione del lavoro a quelle sull’equilibrio del sistema pensionistico, dagli studi sulla nuova imprenditoria ai rimedi per frenare lo spopolamento delle zone interne. Il tema dell’immigrazione è entrato, in modo strutturale e pervasivo, nel sistema dell’informazione”.

“A confermare l’avvenuto approdo alla normalità – aggiunge il Presidente dell’Associazione Carta di Roma - è il calo della componente ansiogena delle notizie e il comparire, nei toni e negli stili delle notizie sull’immigrazione, di modelli tipici dell’informazione politica”. In altre parole, “se negli anni scorsi i media più ostili all’accoglienza abbondavano di allarmi, adesso utilizzano lo strumento dell’ironia, e a volte del sarcasmo”.

 parlamento-europeo-come-funziona.jpgMa la conferma che il tema dell’immigrazione è entrato pienamente nell’agenda politica viene anche da un aumento degli interventi sul tema da parte di esponenti politici e istituzionali italiani ed europei. Sono loro i veri protagonisti del racconto mediatico: “nei servizi sull’immigrazione mandati in onda nel corso del 2016 dai tg nella fascia prime time, i politici italiani sono presenti una volta ogni tre (33%) e quelli europei una volta ogni cinque (23%). Complessivamente, i politici sono dunque presenti, quando si parla di immigrazione, in un servizio su due”. Rispetto ai giornali “si è constatato che nella metà dei titoli dedicati all’immigrazione si fa riferimento esplicito a esponenti politici italiani e/o europei”. Inoltre, se il 57% dei titoli riguarda il tema “politico” dei muri e delle frontiere, il restante 43% riporta la cronaca degli sbarchi e delle tragedie del mare.

Per contro si è parlato meno di accoglienza (in calo di oltre 20 punti rispetto al 2015) anche se il tema è quello “attorno al quale ruota la maggior parte della comunicazione sull’immigrazione (34%)”. E tra le note negative c’è anche che “la voce di immigrati e rifugiati viene data solo nel 3% dei servizi (meno della metà rispetto al 2015) e spesso i migranti sono interpellati direttamente in cornici narrative e contesti tematici negativi”.

“Tra le questioni assenti, oltre a quella del post-accoglienza e dell’integrazione, vi è anche quella dei corridoi umanitari”, mentre in internet si diffondono con facilità “discorsi d’odio”: “Sui social media si assiste alla proliferazione di linguaggi profondamente intolleranti a contorno di una vicenda drammatica: la tematizzazione politica di casi come quello dell’omicidio di Fermo mescola cronaca nera, disagio sociale, visioni politiche fino a sfociare in un violento scontro ideologico fra accuse di razzismo da una parte e di eccesso di buonismo verso gli immigrati dall’altra”. 

L’episodio a cui gli Autori fanno riferimento è quello della morte, il 6 luglio 2016, di Emmanuel Chidi Nnamdi, nigeriano di 36 anni, picchiato da un ultrà della squadra locale di calcio. Il fatto di cronaca diventa tema politico e se le istituzioni si affrettano a condannare il gesto e ad offrire sostegno alla vedova, la polemica divampa su razzismo e politiche di immigrazione. Sui social “il dialogo sfocia in conflitto verbale aperto. A colpi di insulti razzisti e sessisti violenti. Mentre le opinioni degenerano in un conflitto virtuale fra posizioni e parti diverse e opposte”.

A scaldare gli animi nel 2016 è stato anche il tema della Brexit (l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea) associato al capitolo immigrazione. I media ne hanno parlato in due accezioni: l’uscita dall’UE come risposta per bloccare gli arrivi di migranti e la condizione degli immigrati – anche europei – in caso di uscita. Questo binomio è salito in primo piano in tutti i tg europei dopo l’uccisione, il 17 giugno, della deputata laburista Jo Cox, contraria alla Brexit e impegnata per l'accoglienza dei rifugiati siriani, ad opera di un sostenitore dei neonazisti.

Seppur in calo rispetto al 2015, i toni allarmistici legati al racconto delle migrazioni “permangono nella cronaca nera e sul rischio di attentati di matrice jihadista”, ma – ed ecco una novità significativa - “migranti e rifugiati nel 2016 sono stati a volte protagonisti del racconto di episodi di cronaca nel ruolo di vittime e non di autori”.

Claudia Di Lorenzi

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