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Per il 20° del conferimento della Laura h. c. in scienze sociali a Chiara Lubich, NetOne partecipa al “Conflict, Dialogue and the Culture of Unity” Congress, in Polonia

 

Lublino   Raccontare le migrazioni in Europa attraverso una nuova forma di giornalismo “integrato”; riconfigurarne lo scenario simbolico tramite una ricerca “partecipativa” sulla comunicazione; costruire una lettura condivisa dei fenomeni migratori attraverso il confronto fra i professionisti della comunicazione e l’incontro in loco con i protagonisti degli eventi, per promuovere un “giornalismo dialogico” che si fondi sulla relazione, la comunicazione collaborativa e il pluralismo, teso alla ricerca della verità.

   Sono solo alcuni dei temi che NetOne porterà al Congresso Interdisciplinare Internazionale “Conflict, Dialogue and the Culture of Unity”, che si terrà a Lublino, in Polonia, il 3 e il 4 giugno prossimi. Un evento  promosso dall’Università Cattolica di Lublino “Giovanni Paolo II”, insieme con l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano e il Centro per il dialogo con la cultura del Movimento dei Focolari, in occasione del 20° anniversario del conferimento a Chiara Lubich del dottorato honoris causa in scienze sociali. Un momento di studio e riflessione che vedrà come filo conduttore il tema del dialogo, prezioso antidoto alle divisioni in ambito politico, religioso, accademico, professionale e sociale.

   Cinque sono le aree tematiche che ospiteranno i diversi contributi: Il dialogo nelle comunità: tra carisma e istituzione; la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo; gli attori del cambiamento politico e i processi di partecipazione; i processi individuali, interpersonali e intergruppo nella gestione e nella prevenzione dei conflitti; il dialogo tra le discipline e la transdisciplinarietà.

   In questa cornice Pál Tóth, docente di Teoria della comunicazione all’Istituto Universitario Sophia, alla guida della Commissione centrale di NetOne, parlerà di una nuova forma di “giornalismo “dialogico”, che promuove il pluralismo e la collaborazione, la critica, l'autocritica e la condivisione reciproca delle capacità, e si pone come obiettivo la coesione sociale: “i professionisti dei media – ha osservato recentemente Tóth - dovrebbero facilitare i processi di comprensione, alla ricerca di un terreno comune, l'integrazione e la collaborazione”.

   Michele Zanzucchi, docente alla Pontificia Università Gregoriana e all’Istituto Universitario Sophia, membro della Commissione centrale di NetOne e direttore della rivista “Città Nuova”, racconterà tra l’altro l’esperienza di dialogo fra i giornalisti della rivista presenti nei diversi Paesi, di fronte a problemi di comprensione professionale e culturale, alla ricerca di una mediazione efficace fra posizioni solo apparentemente inconciliabili. Zanzucchi si soffermerà quindi sul modo di concepire la “verità giornalistica” nell’epoca della rivoluzione digitale, sulla necessità di contestualizzazione storica di ogni produzione giornalistica, sull’imperativo del contatto personale, e non solo via strumenti digitali, per capirsi tra colleghi.

   Stefania Tanesini, esperta di comunicazione e membro della Commissione centrale di NetOne, illustrerà il nuovo modello di giornalismo che trova espressione nel progetto Media professionals for a United World. Un’iniziativa che intende promuovere una forma di comunicazione che rispetta i criteri di veridicità e pluralità, che si fonda sulla conoscenza diretta, la capacità di ascolto e una visione interdisciplinare: se grazie al web tutti gli internauti possono farsi “generatori” di notizie, la peculiarità del giornalista risiede nella conoscenza non mediata ma diretta, sul campo, degli eventi, e nella capacità di un approccio globale che indaghi e coniughi prospettive di analisi e dimensioni diverse. 

   Cristina Montoya, ricercatrice di comunicazione sociale e politica presso l’Istituto Universitario Sophia, proporrà un modello di comunicazione teso a riconfigurare lo scenario simbolico delle migrazioni in Europa. Partendo dalla constatazione che le correnti migratorie non costituiscono solo un fenomeno geopolitico, economico o antropologico ma anche un fenomeno mediatico in cui si gioca la battaglia per l’identità e la sovranità - che porta non di rado ad un conflitto nel conflitto - la studiosa illustrerà i primi passi di una ricerca di “Azione Partecipativa”: se la narrazione comune sulle migrazioni a livello mondiale ha sollecitato finora rotture e conflitti, è possibile rispondere alla stessa con una narrativa diversa, che permetta di ridisegnare l’insieme dei simboli e dei significati con cui viene raccontato il fenomeno. Un racconto nuovo che prefigura uno scenario di incontro e reciproco riconoscimento.

Claudia Di Lorenzi

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