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di Daniela Maccari, giornalista e Comboniana

Il pueblo de la Buena Esperanza

Una settimaSabadoSantoaCerroPocgio-pna santa non é una settimana qualunque. Trascende la quotidianitá, riempie di senso tanti vuoti, e ci rinnova dal di dentro con la forza e la voglia di continuare il cammino che ognuno di noi ha intrapreso e sente suo.
Dovrei scrivere un libro per condividere questa Pasqua andina del 2013, vissuta con la gente della Comuna de La Buena Esperanza, alle falde del Cayambe (il Vulcano ghiacciaio 5.790 metri sul livello del mare).

La domenica delle Palme il parroco, un vero pastore per questa gente, nato in questa terra e che si dedica alla crescita spirituale e sociale delle piu’ di 40 comunitá che formano la parrocchia e il municipio di Cangahua, mi ha presentato alla gente e, da quel momento abbiamo iniziato e celebrato insieme tutte le funzioni della settimana.

Per me é stata una sorpresa continua, essendo stata accolta in una familia di contadini, ambientalisti, militanti, gente che lotta per difendere la propria terra contro tutte le ingerenze, gente che fa fronte a tante minacce, con una capacitá di discernere le ideologie dalle vere politiche di sviluppo, che secondo loro sono ancora insufficienti. E’ bastata una forte grandinata per perdere tutto il raccolto annuale di quinua. 

DALL’OCEANO INDIANO ALLA CORDILLERA DELLE ANDE

Quando alcuni anni fa, nel libro AFRICA BLU, ho scritto un capitolo sui bambini dell’Isola di Mozambico come i piu’ felici del mondo, non immaginavo che in futuro avrei incontrato bambini altrettanto felici, semplici e affettuosissimi come questi che vivono tra i 2.500 e i 4.000mts d’altezza, sulle verdi Ande dell’Ecuador. Bambini a contatto con la natura, i campi di avena, di quinua, di mais, di grano… le  coltivazioni di patate, fave, piselli, fagioli, lupini… Al ritorno dalla scuola fanno i compiti e poi… al pascolo, soprattutto al sabato che non c’é scuola, vanno a pascolare le pecore e accompagnare le mucche nei prati e a bere nel ruscello…

Tra le cinque e le cinque e mezza del mattino sono in piedi; fanno la doccia, la colazione con una pannocchia, patate bollite, una bevanda di avena o di riso dolce, oppure il latte della mucca se la mamma o la nonna sono giá tornate da mungere.
A scuola sono tutti bravi e molto attenti; a volte le mancanze sono dei maestri, non sempre responsabili; in questo caso i genitori, soprattutto le mamme protestano o li cambiano di scuola. Per l’educazione dei figli fanno grandi sacrifici e non li lasciano uscire di casa prima di aver terminato i compiti. Per seguirli meglio, quelle che non hanno studiato da bambine, ricuperano con corsi settimanali, come la scuola dei Salesiani di Cayambe, dove gli adulti studiano fino a terminare il liceo, ogni sabato, dalle 8 alle 4 del pomeriggio. E poi, un’infinitá di adulti, studia per corrispondenza, fino a laurearsi. Se si chiede ai bambini cosa vorrebbero fare da grandi, rispondono: la veterinaria, l’infermiera, il medico, il tecnico agricolo… altri, il calciatore.

Le lezioni cominciano 10 minuti prima delle 7 in tutte le scuole dell’Ecuador, per cui alle 6 devono essere pronti per prendere il bus o il pulmino. Quelli delle zone piu’ alte della montagna camminano per le scorciatoie e sentieri durante un’ora o anche di piu’. La merendina dell’intervallo, in questa zona di montagna, consiste in una pannocchia e patate bollite con una colada bevanda calda di cereali e latte di soya. Nelle scuole delle comunitá piu’ povere lo Stato la regala, in altre se la comprano per pochi centesimi dalla signora che arriva con una pentola che fuma, quando suona la campana della ricreazione. Purtroppo stanno entrando anche le merendine basura/spazzatura, cosí come le chiamano, perché piene di coloranti e poco nutrienti. In alcune di queste zone montane c’é un tasso alto di denutrizione infantile, per la mancanza di varietá nel cibo e perché, per motivi economici, i genitori vendono il latte e le uova e non le consumano in casa.  

IN FAMIGLIA

I bambini non si alzano mai da tavola senza dire: “Dios le pague Papi, Dios le pague Mami” un’espres-sione molto usata anche dagli adulti. Significa: “Dio ti ricompensi” per il cibo, per un favore, per qualunque gesto gentile… una frase ripetuta con frequenza che crea un’attitudine di riconoscenza.
In quasi tutte le famiglie c’é uno o piu’ nonni, bisnonne, zie anziane, verso le quali i bambini hanno molto rispetto e cariño nel modo di parlare e di trattare.

QUOTIDIANITÁ

Gatti, cani da guardia, galline, gallo, pecore, maiale e porcellini, cuyes (una specie di conigli selvatici), l’asinello e altri animali, una vera Arca di Noé, popola il patio, cortile della casa en el terreno all’intorno, dove c’é pure il lavatoio della biancheria, lo stenditoio, il bagno e altri locali per depositare sombreros, stivali, cesti e gli attrezzi per il lavoro dei campi. Questa attivitá, cioé coltivare, zappare, tagliare l’erba per i cuyes, pascolare e dar da mangiare agli animali tocca alla donna e ai bambini che la aiutano, secondo l’etá e le forze, peró tutti con grande responsabilitá. Il papá, in generale, esce alle 5 del mattino e va a lavorare in cittá, come muratore, militare, poliziotto, impiegato, manovale, o altre attivitá, a Cayambe o a Quito, la capitale, e torna la sera tardi o il fine settimana.

Verso sera é facile vedere i maschietti che si radunano a gruppi di 4 e mettono insieme 5 o 10 centesimi di dollaro ciascuno per godersi mezz’ora di videogiochi nella bottega di donna Ester, che oltre alla cabina telefónica ha quattro computers collegati a internet. I ragazzini si siedono a turno, pochi minuti ciascuno con il mouse alla mano, mentre gli altri hanno lo sguardo incollato al monitor.

Donna Ester oltre ad essere mamma e commerciante é anche catechista, un´ottima catechista, esigente e generosa. Quando il parroco la chiama chiude il negozio e corre… oppure lo lascia alla figlia, se é giá tornata dal collegio o al marito. Durante i primi giorni della Settimana Santa mi ha accompagnato a visitare alcune persone anziane, comprando per loro banane e pane dolce. Sua figlia, adolescente, ha il cuore grande come sua madre, ed é rimasta commossa quando, a Quito, ha incontrato le Suore de la Toca de Asís e altre religiose che accolgono i poveri in casa loro offrendogli vestiti, cibo, doccia, affetto…

Un’altra catechista che da anni orienta la gioventú e dá il meglio di sé alla comunitá é Perla. Come centinaia di donne di questi dintorni lavora in una delle tante piantagioni di rose che hanno occupato e contaminano ormai gran parte delle terre migliori. Danno lavoro alla gente e cosí tutti chiudono un occhio, meno le famiglie che mi hanno ospitato, questa comuna della Buena Esperanza. Il loro NO alle imprese nazionali e multinazionali é stato ed é senza se e senza ma.      

Al suono della campana, al sabato pomeriggio, i bambini corrono al catechismo. Alcuni sono un po’ irrequieti, si siedono, si alzano, si girano indietro, corrono per la Chiesa, peró al momento in cui arriva padre Roberto, il giovane parroco che spiega la Parola di Dio con l’energia e l’ispirazione di un profeta, spalancano gli occhi e… ascoltano. Cosí é stato, martedí santo, al pomeriggio, quando il parroco ha aiutato a prepararsi al sacramento della Riconciliazione con un profondo esame di coscienza e tutti, bambini e adulti sono rimasti in ginocchio circa mezz´ora, con gli occhi chiusi e in assoluto silenzio. Si sono poi messi in fila per confessarsi, prima gli adulti e poi loro che, alla fine, sono usciti saltellando e cantando.

Ogni bambino di queste famiglie campesinas ha la gioia di abbracciare il fratellino, la sorellina, le cuginette, i cuccioli del cane, gli agnellini, la pecora… e di essere a sua volta abbracciato dai fratelli maggiori, dai nonni, da un’infinitá di familiari che si radunano molto spesso per celebrare feste o per risolvere difficoltá familiari. Questa abbondanza di affetto alimenta una serenitá e una gioia che sprizza da tutti i pori, anche se per indole la popolazione andina non é chiassosa; al contrario, ascolta in silenzio ed esprime sentimenti molto profondi con poche parole.

SPIRITO COMUNITARIO

Nella comuna della Buena Esperanza, ossia la comunitá di famiglie contadine, vige l’organizzazione e lo spirito comunitario. Ogni mercoledí si radunano gli adulti, uomini e donne per presentare e risolvere insieme qualsiasi problema. Ogni attivitá che richiede sforzo, come la costruzione di un canale per l’irrigazione dei campi, la pulizia della laguna, l’abbattimento degli eucaliptus che hanno invaso e ricoperto l’area agrícola, il trasporto e la vendita del legname, lo sgombro della strada invasa da una frana… tutto si affronta lavorando insieme con un’azione denominata minga.

IN CHIESA

Non ho detto niente delle celebrazioni religiose svolte nel santuario del Señor de la Buena Esperanza, ricostruito dalla gente sulle rovine di una antica chiesetta, ma sarebbe troppo lungo raccontare come abbiamo vissuto la Cena Pasquale ebraica, cristiana ed ecuatoriana del Giovedí Santo, terminata con la condivisione di tutto quello che la gente ha portato. Cosí la Via Crucis del Venerdí su e giú per i barrios del paese, le 7 Parole di Gesú in croce commentate da alcune donne e tanti altri momenti vissuti con intensitá, come la condivisione dei Dolori di Maria e la celebrazione del Sabato di Gloria con piu’ di 400 bambini e giovani al Monte Pocgio (parola kitcwa, significa Monte della Sorgente) a quasi 4.000 mts di altezza. Durante la Messa, é apparso un bellissimo condor della cordillera andina, che a poco a poco si é allontanato nel suo volo ad altissima quota.

AMICI - AMICHE

Mi fermo qui, ricordando solo alcuni nomi delle persone che in questi giorni mi hanno fatto sentire in familia: Sandra, la ragazza che mi ha offerto il suo letto e ha dormito in quello delle due sorelline. Gonzalo, il fratellino che ogni mattina apriva appena un po’ la porta e sbirciava per vedere se eravamo sveglie e poi, entrava in punta di piedi e quando gli facevo segno mi saltava sul letto, cosí come le cuginette che entravano e uscivano dalla stanza e, anche loro, sedute sul letto leggevano a voce alta alcuni libri di favole che avevo portato.

L’amore di questi bambini, Gonzalo, Clarisse, Allison, Angimar, Pamela, Milagros… per la lettura e la mancanza di una biblioteca scolare, mi ha spinta a fare una richiesta di libri infantili a una editoriale, che probabilmente andrá presto in porto. 
Il nonno, un uomo affamato di giustizia e con un forte senso del bene comune, che in una delle tante lotte e manifestazioni, ha ricevuto una pallottola in faccia da parte del ‘padrone’ al quale, la popolazione organizzata é riuscita  a sottrarre la ‘loro’ terra. Non hanno finito peró di lottare, perché nonostante il cambiamento di governi, di politiche, e tante promesse, riescono solo ad ottenere risultati dalla loro fatica, dalla loro organizzazione, da tantissimo lavoro e da un attaccamento e amore alla terra dal quale nessuno é ancora riuscito a distoglierli. E come lui, altri, uomini e donne decisi a non cedere e a non permettere la contaminazione di un solo centimetro della loro pachamama - la madre terra.
Mi fermo davvero qui, senza pretese letterarie, con il solo desiderio di spezzare con chi lo desidera un po’ di questa umanitá che le persone semplici ci offrono, con la ricchezza della loro fede, della loro storia e cultura.

NB – Il pueblo de la Buena Esperanza, si raggiunge dalla Panamericana Quito-Cayambe, deviando per Cangahua, e comincia dove finisce la “ex Hacienda Guachalá”, oggi agriturismo rinomato perché proprio qui passa la línea equinoziale, ossia l’equatore. Camminando o viaggiando per questa zona si mette il piede ora nell’emisfero nord ora in quello sud; si vive davvero alla metá del mondo e si riceve una gran energia solare.

Catequista y niños a Cerro Pocgio - 3.800 mts-p   Hna. Daniela en la Comuna de la Buena Esperanza-p  Comuna de la Buena Esperanza-p   Domingo 31 PASCUA-p

(clic sulla foto per ingrandirla)

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