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Zenit: una scommessa vincente

(Video e trascrizione dell'intervista di Eloisa De Felice al coordinatore editoriale dell'agenzia Zenit, voce della Chiesa cattolica nel mondo. L'intervista, fatta a piazza S.Pietro in Vaticano il 22 gennaio 2013 è stata trasmessa nel corso del Meeting online del 25 gennaio 2013.)

RacconAntonio Gasparitaci da dove nasce Zenit, qual è l’idea alla sua base.
Zenit è nato 15 anni fa, eravamo due laici e un sacerdote. L’idea era: poter informare, da Roma, di tutto quello che a Roma accadeva per il mondo intero; soprattutto cosa accadeva nei palazzi Vaticani, spiegando, cercando di far capire, quale fosse la voce del Papa, il capo della cristianità.
Quando siamo nati la Santa Sede non aveva neanche una pagina web. Facevamo un servizio quotidiano di 3-4 notizie in spagnolo che spedivamo a 400 colleghi giornalisti. Oggi, a 15 anni di distanza, abbiamo sette edizioni in: italiano, inglese, francese, tedesco, portoghese, spagnolo e arabo.
Usciamo ogni giorno della settimana, con una media di 80 - 100 articoli al giorno. Si tratta di una crescita impressionante non solo in quantità e qualità, anche dell’approccio all’informazione.

Qual è il cambiamento più grande al quale hai assistito all’interno del tuo giornale e nel mondo della comunicazione negli ultimi 15 anni?
Il cambiamento più grande era già all’inizio, perché il nostro approccio era quello di ribaltare totalmente la regola dominant del 'bad news is good news',che signoifica ' la cattiva notizia è la buona notizia'. Tutti cercano la cattiva notizia, le polemiche, la critica, gli scandali… ed oggi in maniera esagerata. Fin dall’inizio abbiamo fatto una scommessa nel dimostrare che la buona notizia era più interessante della cattiva notizia; e soprattutto che attraverso la buona notizia noi potevamo scoprire una storia che i giornali non riportano mai.
Ci hanno preso per visionari dicendo che una buona notizia (nel contenuto) non è una buona notizia (che fa audience); che la buona notizia, soprattutto se è religiosa, non è una notizia. In realtà abbiamo scoperto che le buone notizie sono molto più lette delle cattive notizie, a livelli di milioni di persone che leggono queste notizie.

Ci hai detto che una delle edizioni dei vostri giornali è in arabo. Che tipo di pubblico incontra la notizia che viene da Roma in questo mondo?
Un interesse enorme. La nostra versione in arabo ha più del 40% di lettori che sono musulmani, proprio perché non c’è nessuna pubblicazione nel mondo arabo a cui importaquello che il Papa dice. Ci sono alcuni giornali che riportano alcune frasi del Papa, alcuni giornali che attaccano il Papa o criticano i cristiani, ma nessuno riporta il testo originario o la spiegazione di quello che il Papa fa.
Questo interesse ha stupito noi stessi. All’inizio noi l’abbiamo fatto per difendere e aiutare un po’ i nostri tanti sacerdoti, cattolici, che vivono in posti dove c’è pericolo, dove non c’è libertà religiosa, dove essere cristiani, avere una Bibbia o una croce non è così consigliabile. Invece abbiamo scoperto un interesse fortissimo nel mondo arabo. L’altro giorno avevamo pubblicato una storia di una suora che ci scriveva dalla Siria. Dopo neanche 10 minuti da quando avevamo messo la notizia on-line, abbiamo ricevuto una chiamata dal Ministro degli esteri siriano. Questo per darvi un’idea delle notizie che divulghiamo.

Quindi, Zenit è un 'servizio' di comunicazione, un po’ come i giornalisti che compiono un servizio...
C’è una cattiva percezione del mondo giornalistico, questo è dovuto anche al fatto che c’è una forma di degenerazione. I grandi giornalisti sono quelli che cercano di raccontare la storia, di raccontare la notizia; quelli che cercano di scoprire, di cercare, verità giustizia e bellezza - diciamo noi - e raccontarle nel modo migliore ai lettori. Invece oggi moltissime persone, prima ancora di raccontare le storie o di affrontare il fatto, prendono posizione, sviluppano un pregiudizio,formulano una critica; hanno una posizione che tende a scandalizzare o ad orientare il lettore. Hanno una posizione ideologica, quindi non cercano più la verità e non sono più organi d’informazione, ma organi che tendono ad orientare il pensiero delle persone e questo ovviamente sta creando una crisi, crisi di lettori. E’ ovvio: le persone non leggono, non comprano più giornali, perché non vogliono essere indottrinati, orientati, ma vogliono cercare la notizia, la verità della notizia. E questo ha favorito molto noi di Zenit, il nostro servizio è cresciuto di molto rispetto ai tanti organi d’informazione che invece sono in crisi.

E’ la ricerca della verità quindi che ti ha spinto come giovane ieri e come esperto oggi in questo mondo della comunicazione e del giornalismo in particolare o qualche cosa d’altro?
E’ questo. La prima grande aspirazione è essere giornalisti, è fare il giornalista. E’ una professione fantastica, bellissima, perché si incontrano tante persone, perché si va a cercare la verità, perché si cercano i valori, la dignità, si cercano le storie più belle, si cercano le storie eroiche di persone che in qualche modo anche nei periodi peggiori, nei momenti più drammatici, riescono a compiere azioni di amore, di eroismo. Questo è giornalismo: il giornalismo è curiosità, è conoscere, è raccontare, far conoscere ai lettori queste grandi storie. Perché l’umanità esiste, va avanti ogni giorno, perché ci sono tante storie di queste persone che comunque danno qualcosa a qualcun altro, che fanno azioni e fanno azioni buone.
C’è tanta bontà nel mondo, c’è tanta dedizione, e queste sono storie che purtroppo oggi - nel giornalismo appunto, nella cattiva notizia - non trovano spazio. Noi abbiamo fatto, della ricerca di storie così, il primo fondamento, e questo sta dando fiducia e speranza a tutti coloro che vogliono diventare giornalisti oggi.

E i giovani giornalisti oggi che cosa devono fare, cosa possono fare anche in relazione alle nuove tecnologie che sono a disposizione, per questa ricerca della verità?
Le nuove tecnologie sono una condizione ottimale, perché danno una grande libertà e anche una grande possibilità di relazionarsi.
Per esempio: c’è un fatto che avviene in qualche parte del mondo, potrebbe avvenire anche nello spazio. Attraverso i nuovi mezzi tecnologici è possibile parlare con le persone che sono lì, è possibile parlare con qualcuno che ha assistito al fatto, è possibile avere una specie di corrispondente sul posto, ed è possibile fare una valutazione molto più reale di quello che molte volte i giornali raccontano, che è sempre una notizia orientata o comunque valutata in un certo modo.
Da un altro punto di vista c’è una nuova capacità, attraverso le nuove tecnologie, per poter allargare la fascia di conoscenze in tempo reale. La notizia che diffondiamo attraverso Zenit, dopo due minuti, dopo un minuto che la mettiamo in rete, ha già dei lettori. Molte volte riceviamo delle lettere cinque minuti dopo che abbiamo messo in rete la notizia, cioè dopo appena il tempo di leggere l’articolo. Questa è una cosa straordinaria, fantastica, una potenza tecnologica enorme.
Quello che manca è la capacità di mettere anche amore, passione, attenzione a questo lavoro, perché il mezzo tecnologico da solo non garantisce la buona informazione. La buona informazione è fatta da coloro che cercano continuamente il bene e non lo cercano a priori, ma lo cercano perché in ogni azione, anche le peggiori, nelle guerre, ci sono persone che compiono il bene, ed è quello che dà continuità alla vita.
Per cui dal punto di vista giornalistico - siamo in un periodo di crisi, almeno in Europa - io immagino che nei prossimi anni, nei prossimi mesi, ci saranno delle grosse opportunità per tutti i giovani che vogliono fare i giornalisti; grandi opportunità perché la comunicazione è la base delle grandi civiltà, la buona comunicazione. E abbiamo bisogno di buoni giornalisti, formati in maniera diversa da come sono stati formati negli anni passati.

Come vedi quindi in base a tutto quello che ci hai detto fino ad ora il mondo della comunicazione e del giornalismo fra 10 anni? Prospettive future…
Sono un ottimista, sono uno che in genere cerca di guardare il futuro con una grande prospettiva. Ma mai avrei immaginato che da un computer di quelli vecchi, con cui riuscivamo a mandare tre notizie a 400 persone al giorno, sarei arrivato oggi a mandare qualcosa come 100 notizie al giorno in 7 lingue al mondo intero, con prospettive incredibili. Mi hanno offerto di aprire sezioni in Asia, in Russia, in cinese… quindi arrivare a milioni, a miliardi di persone che ogni giorno crescono sulla rete. Non l’avrei mai immaginato. Quindi  immagino cosa potranno essere i prossimi 10 anni! Anche perché io sto parlando ora, quando Zenit sta appena evolvendosi dalla parola scritta, ma cosa significherà poter mettere insieme la musica, mettere insieme le immagini, mettere insieme le foto! Tutto questo può diventare uno strumento grandioso!
Noi umanità abbiamo una capacità di comunicare che ci migliora l’un l’altro e quindi immagino un grande futuro, immagino quello che la chiesa chiama ‘comunicazione sociale’ che cambia le persone in meglio: la possibilità di scambiarsi buone idee, di poter far un mondo migliore. Sono convinto che se si usa adeguatamente la tecnologia, se si danno ai giovani speranza, fiducia, ed anche la possibilità di usare la tecnologia in modo migliore, con una scuola che insegni appunto a cercare giustizia, verità e bellezza, potremo fare cose grandiose, potremo cambiare il mondo.

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Non accontentatevi di quello che vi raccontano, non fatevi fregare da queste storie tristi, tremende. Il male esiste, ma chi vince è sempre il bene. La storia ha dimostrato che il bene vince sul male e che gli umani sono più forti quando pensano di essere più fragili. L’umanità è sopravvissuta alle cose più tremende ed è su questo che dovete puntare, è questo il vostro futuro, è questo che dà la forza a noi umani di vivere su questo pianeta, e chissà anche di colonizzarne altri e di portare la Vita su tutto l’universo. 

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