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di Maria Rosa Logozzo

Informatissimi sui fatti rischiando di smarrirne il senso

GianniBianco_2009Ho letto un articolo di Gianni Bianco, giornalista del TG3, pubblicato nel febbraio scorso sul quindicinale Città Nuova. Mi ha fatto sorridere il racconto dei riti della comunicazione di alcuni anni fa. Chi come me è vissuto quando internet non c'era, sa che era proprio così come scrive. Il forte contrasto di questo passato con l'oggi rende più evidente il cambiamento che stiamo vivendo, dei cui effetti ancora non abbiamo preso adeguata coscienza.

Alcuni estratti:
"Una volta il telegiornale si celebrava come le messe la domenica. Andava in onda ad orari fissi e la sigla d’apertura che annunciava l’inizio del notiziario ricordava da vicino le campane che richiamavano i fedeli al rito del dì di festa.(...) Un andamento regolare che sembrava quasi seguire i ritmi della natura, con l’alternarsi placido del giorno e della notte e il succedersi periodico delle stagioni. Negli spazi non coperti dai tg la vita infatti andava avanti senza l’assillo dell’ultima ora o della breaking news."

"(...) le notizie che arrivano da troppe fonti e non tutte attendibili, rischiano di forgiare un cittadino che ne sa di più, ma forse capisce di meno. Che conosce i fatti, ma ne smarrisce il senso."

 

"Un tempo il tg era un rito collettivo, diventava lo spunto per discutere e confrontarsi. Oggi invece spesso si consuma la propria dose di informazione in solitudine davanti al pc o al cellulare, con il pericolo sempre presente dell’overdose, non essendo peraltro mai certi che quanto ci viene spacciato non sia stato tagliato male, come droga di pessima qualità. Per questo è fondamentale munirsi di anticorpi che rendano più forte il corpo della cittadinanza di fronte ad una comunicazione tanto pervasiva.
Incontrarsi, discutere faccia a faccia, tornare a occupare gli spazi di socialità lasciati vacanti dal tramonto di partiti e ideologie è il primo passo per non restar passivi di fronte all’aria che tira. L’informazione è oggi come l’ossigeno: se ogni istante non la respiriamo, rischiamo di morire. Ma inalando notizie, dobbiamo evitare di far entrare nei polmoni della nostra democrazia anche i peggiori gas di scarico dei media. Un buon filtro aiuterà a migliorare le cose."

E' online anche il pdf dell'articolo nella sua veste tipografica

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