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di Mario Dal Bello

Venezia, un festival al buio

Rosi Bertolucci Venezia2013E’ ormai passato del tempo dalla fine, il 7 settembre, della settantesima edizione della mostra d’arte cinematografica nella città lagunare. Alcuni film, come il vincitore Sacro Gra di Rosi, stanno uscendo nelle sale, altri sono usciti, ma sono durati poco o hanno incassato pochissimo, come l’italiano L’Intrepido di Amelio.

Ha vinto il Leone d’oro appunto il documentario di Rosi e questa è stata la scelta di premiare un genere considerato finora di secondo grado, ma che fortunatamente Venezia ha voluto mettere al suo giusto posto come forma espressiva d’arte da considerare pari al lungometraggio.

Leone d’argento al tremendo Miss Violence, che racconta una vita di incesti familiari in una Grecia disperata come nelle  tragedie classiche degli Atridi.

 

Questa, della famiglia, è stata una delle linee conduttrici della rassegna. La famiglia come luogo di dolore, di morte  o di deviazione. Venezia vede nero su di essa, ne descrive la frustrazione, quasi con un cupio dissolvi catastrofico, ma ne mantiene anche la volontà di averla ancora, forse. Almeno questo  si nota in alcuni film delle sezioni  non in concorso, come il francese  La belle vie su due figli che cercano una nuova vita lasciando il padre. Ma la speranza è dura da trovare col lumicino. Non c’è certo nel film di Emma Dante – nei cinema da pochi giorni – Via Castellana Bandiera, storie di due donne, di due modi di essere donna o di due società in conflitto, tale da finire  solo con l’abisso. Film premiato con la Coppa Volpi alla miglior attrice ad Elena Cotta, surclassando la grande Judi Dench del doloroso e speranzoso Philomena.
Venezia quest’anno ha offerto una rassegna del male nelle sue forme anche esasperate, dalla necrofilia all’abuso, alle perversioni,  alle violenze. Non c’è luce. Chi ha scelto i film certo ha mostrato di preferire ciò che parla di dolore, presentandolo in faccia allo spettatore, ma senza trovarne una soluzione. Molto meglio le sezioni collaterali dove i vari generi hanno presentato più leggerezza dei film in concorso. Ma forse è ora di cambiare direzione nelle scelte, anche perché dall’anno prossimo la sfida con Toronto, che inizierà il 4 settembre, appare davvero dura.

 

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