"Nei media, l'unica vera rivoluzione è quella di portare alla
luce del sole le cose positive. Basta con il pathos del terrore e della
violenza. Il neolitico è finito".
Di sport si parla, anche parecchio. Forse troppo. Esistono canali specializzati, decine di trasmissioni dedicate al calcio, cinque quotidiani che si occupano solo di questo. Abbiamo una overdose di informazione, una valanga di parole che, a braccetto con i grandi interessi economici, hanno contribuito ad accelerare la crisi di sport popolari come il calcio. Non è la quantità a far difetto, ma la qualità, il "come" si parla di sport alla radio e in tv, sui giornali e sul web.
Su questo argomento si sono confrontati presso la sede della Federazione della Stampa Italiana, in un incontro -organizzato da Netone e Sportmeet e condotto da Maria Chiara De Lorenzo - Paolo Crepaz, giornalista, medico sportivo e responsabile di Sportmeet, Salvatore Tomai, giornalista di "Sfide" programma di culto di Raitre, e Gianni Bianco, giornalista del Tg3 "Primo piano" e già conduttore di "Zona Cesarini" su Radiouno.
I relatori, presentando alcune esperienze professionali, hanno rilanciato la sfida di contribuire, con l'uso dei media, a ridare un'anima e valori veri allo sport.
Video dell'introduzione alla tavola rotonda di Maria Chiara De Lorenzo
Video delle due risposte di Paolo Crepaz alle seguenti domande:
Dal vostro punto di vista, da quello del mondo dello sport,
che idea avete del legame stretto, qualcuno parla di "contaminazione", fra
sport e media?
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Quello che hai dipinto è un quadro forse troppo pessimistico
sul rapporto media e sport, ma probabilmente solo realistico. Proviamo a
confrontarci su cosa si sta facendo e su cosa si può fare in direzione opposta
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a volte più che il "come si parla" direi il "come si urla" o "come ci si accanisce contro l'altro" oppure ancora "come si tifa in modo un pò bullo" a favore dei propri figli in campo e contro arbitro o squadra avversaria. Questo clima di competizione non genuina non fa certo bene nè allo sport, nè a nessuno, neppure e soprattutto neppure a coloro che seguono i dibattiti infuocato dei dopo partita.
a volte più che il "come si parla" direi il "come si urla" o "come ci si accanisce contro l'altro" oppure ancora "come si tifa in modo un pò bullo" a favore dei propri figli in campo e contro arbitro o squadra avversaria. Questo clima di competizione non genuina non fa certo bene nè allo sport, nè a nessuno, neppure e soprattutto neppure a coloro che seguono i dibattiti infuocato dei dopo partita.
Lo sport è migliorare le proprie prestazioni percependo se stessi come una parte di questo mondo,impegnandosi a 'mantenere' la volontà ad evolversi con l'obiettivo unico di raggiungere la saggezza fisica e morale. I media dovrebbero occuparsi degli sport minori e delle giornate degli atleti non strapagati altro che reality show! I media dovrebbero non pubblicare le pubblicità di prodotti (anche legali) miracolosi che reclamano facili e piu' veloci successi, è +bello vincere ed +bello perdere quando i partecipanti sono molti quando si fatica per raggiungere o riprogrammare gli obiettivi questo intendo per evolversi ripercorrere gli errori immagginare i propri gesti atletici, allenamenti, sentimenti e strategie provati o che avremmo voluto provare. Chissà se il direttore di un quotidiano decidesse di essere unico perchè non parla di calcio. Scandalosi i vari contrappelli, movioletti, riavvolgimenti del giorno dopo. Sfatiamo i luoghi comuni non tutte le palle sono rotonde non tutti gli amanti del ferro sono anemici o culturisti il calcio non è uno sport da combattimento le cuffie della pallanuoto non servono per non sentire cazzate il lancio del disco non è un programma di Fiorello e così via..... Non obbligatoriamente ma credo che per esprimere certe emozioni legate allo sport bisognerebbe averle provate... Esempio sapendo che il secondo elemento naturale di Pellizzari è l'acqua avrei piacere di incontrarlo e farmi raccontare qualcosa sulle sue apnee nel silenzio degli abissi, sapendo che il trono di Yuri sono gli anelli avrei piacere di sapere cosa si prova in quei lunghi secondi di isometria nel mantenimento di equilibri sottili, ma sapendo dove sta la 'Mosca' non vorrei farmi raccontare proprio nulla....
Lo sport è migliorare le proprie prestazioni percependo se stessi come una parte di questo mondo,impegnandosi a 'mantenere' la volontà ad evolversi con l'obiettivo unico di raggiungere la saggezza fisica e morale. I media dovrebbero occuparsi degli sport minori e delle giornate degli atleti non strapagati altro che reality show! I media dovrebbero non pubblicare le pubblicità di prodotti (anche legali) miracolosi che reclamano facili e piu' veloci successi, è +bello vincere ed +bello perdere quando i partecipanti sono molti quando si fatica per raggiungere o riprogrammare gli obiettivi questo intendo per evolversi ripercorrere gli errori immagginare i propri gesti atletici, allenamenti, sentimenti e strategie provati o che avremmo voluto provare. Chissà se il direttore di un quotidiano decidesse di essere unico perchè non parla di calcio. Scandalosi i vari contrappelli, movioletti, riavvolgimenti del giorno dopo. Sfatiamo i luoghi comuni non tutte le palle sono rotonde non tutti gli amanti del ferro sono anemici o culturisti il calcio non è uno sport da combattimento le cuffie della pallanuoto non servono per non sentire cazzate il lancio del disco non è un programma di Fiorello e così via..... Non obbligatoriamente ma credo che per esprimere certe emozioni legate allo sport bisognerebbe averle provate... Esempio sapendo che il secondo elemento naturale di Pellizzari è l'acqua avrei piacere di incontrarlo e farmi raccontare qualcosa sulle sue apnee nel silenzio degli abissi, sapendo che il trono di Yuri sono gli anelli avrei piacere di sapere cosa si prova in quei lunghi secondi di isometria nel mantenimento di equilibri sottili, ma sapendo dove sta la 'Mosca' non vorrei farmi raccontare proprio nulla....
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Questo clima di competizione non genuina non fa certo bene nè allo sport, nè a nessuno, neppure e soprattutto neppure a coloro che seguono i dibattiti infuocato dei dopo partita.
Questo clima di competizione non genuina non fa certo bene nè allo sport, nè a nessuno, neppure e soprattutto neppure a coloro che seguono i dibattiti infuocato dei dopo partita.
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