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Il silenzio, la parola. La luce.
Comunicazione e dialogo nelle arti e nei mestieri dei media: idee e
sperimentazioni. Il comunicatore può essere costruttore positivo della
società?
Apertura
Nedo Pozzi
coordinatore di NetOne
Benvenuti
a tutti quanti i partecipanti a questo congresso internazionale di NetOne, che
raccoglie 800 professionisti e studenti della comunicazione da 42 paesi dei 5
continenti. Possiamo dire che sono qui rappresentate tutte le professioni del
mondo dei media ed è bello vederci uniti a vivere una comune esperienza di
approfondimento e di condivisione professionale ed umana insieme, alla luce di
valori condivisi. L’ideale sarebbe che ognuno di noi potesse presentarsi
personalmente da questo palco, ma i tre giorni di congresso non basterebbero…
Allora abbiamo pensato di affidare un microfono e una camera a Gianni Bianco, un
giornalista radiofonico del gruppo di NetOne, che girando tra di voi consentirà
almeno a qualcuno di farsi conoscere e ci darà una prima sommaria immagine del
nostro pubblico. Prego Gianni…
(interviste tra il pubblico)
Grazie veramente a tutti. E’ un peccato interrompere questi primi
contatti, che lasciano intuire le tante ricchezze delle nostre diversità. Ma ci
saranno sicuramente altri spazi in questi giorni per proseguire, magari in
gruppi più ristretti o con contatti personali.
Ora io avrei il compito di
dar inizio ai lavori del nostro congresso, ma non posso farlo senza prima dirvi
qualcosa di noi, del nostro gruppo. “Cos’è NetOne?” mi ha chiesto
qualcuno, e forse altri se lo chiedono. NetOne è un gruppo di comunicatori, di
professionisti ed operatori dei media, sparsi quasi in tutto il mondo, che si e’
formato attorno a una proposta che si potrebbe chiamare utopia, se non fosse
invece basata su una esperienza che dura da sessantanni, una utopia che è stata
enunciata qui in questa stessa sala nel giugno di quattro anni fa da Chiara
Lubich (la fondatrice dei focolari) in un congresso internazionale sulla
comunicazione, al quale molti di noi hanno partecipato. L’enunciato di questa
utopia suonava così: “…E quale è lo scopo dei mass-media? La loro vocazione
collettiva è palese: sono fatti per far vivere gli uomini insieme.” Ed ha
citato una nota teoria sociologica che vede nella nascita e crescita dei mezzi
di comunicazione di massa un nuovo passo nel disegno evolutivo dell’umanità,
quasi il costituirsi, per così dire, di un sistema nervoso che (analogamente a
ciò che avviene nel corpo umano) immette nell’umanità una tensione inarrestabile
dalla complessità all’uno, dalla frammentarietà alla ricerca dell’unità interna
in tempo reale. Per molti di noi, per i quali i media erano soprattutto nuovi
geniali strumenti per far soldi, per affermare e conservare un potere economico,
politico, culturale, questa analogia splendida è suonata come una sfida e una
provocazione. Per parlarne, per discuterne, per sperimentare, per ricercare, è
nato NetOne, proprio perché l’utopia, il “non luogo”, diventasse uno spazio
disponibile, un luogo che c’è… Questa sfida viene rilanciata anche oggi, qui, in
questo congresso.
Di solito, la nascita di questi fenomeni associativi
attorno a valori condivisi, che sorgono nel tessuto sociale, non sono fuochi
fatui, ma hanno profonde radici. Così è per noi. Oggi vorrei accennarvi a quello
che consideriamo il seme profetico più fecondo di questa nostra esperienza. E’
una persona, un maestro ed amico scomparso 24 anni fa ma tuttora presentissimo
tra noi.
Parlo di Igino Giordani, scrittore, giornalista, politico, un cristiano
impegnato, una delle
figure più rappresentative del novecento italiano. E’
un personaggio estremamente
poliedrico… ma noi oggi ci limitiamo a guardarlo
soprattutto come comunicatore. Chi
desiderasse conoscerlo più
approfonditamente, troverà opere e biografie nella libreria di
questo
centro.
Il suo impegno come uomo dei media è impressionante:
4000
articoli, oltre 100 libri (una media di quasi due all’anno) per un totale di
26000 pagine, tradotte nelle principali lingue, senza contare i saggi, gli
opuscoli, le lettere, i discorsi. Fondatore e direttore di vari periodici e
quotidiani di interesse nazionale, per un trentennio è rimasto nel vivo del
fermento politico e culturale, nazionale e internazionale, accendendo luci
profetiche sugli avvenimenti spesso drammatici del XX secolo. Oltre alla penna,
di scrittore di razza, la sua dotte mediatica più coinvolgente era la parola, il
dono di una conversazione che attraverso la bellezza dell’eloquio e una sottile
ironia veicolava idee controcorrente, di insolita altezza.
Al culmine
della fama e di una frenetica attività, avviene l’evento che avvia la sua vita
verso
una esperienza spirituale nuova, totalmente coinvolgente. E’ l’incontro
con Chiara Lubich, nel settembre 1948. Con lei inizia un sodalizio spirituale
singolare per umiltà, trasparenza, unità.
Dirà più tardi: “Tutti i
miei studi, i miei ideali, le vicende stesse della mia vita mi apparivano
diretti a questa meta… Potrei dire che prima avevo cercato; ora ho
trovato”.
Il 6 giugno scorso, è stato avviato il processo di
canonizzazione.
“Dunque non tutti noi giornalisti andremo all’inferno...
– ha scritto su un periodico
l’editorialista italiano Gaspare
Barbiellini Amidei - Molti santi patroni pregano Dio per il
perdono dei
nostri peccati. Non solo. Un giorno non lontano uno di noi potrebbe diventare
ufficialmente santo, e se lo meriterebbe. La strada per gli altari per un
grande giornalista
cristiano è già ufficialmente cominciata e propone alla
memoria uno dei personaggi più belli di cui possono vantarsi i mass-media: Igino
Giordani.”
A noi oggi, cosa dice Giordani?
Qualche pensiero dai suoi scritti:
“Se per l’uomo essere è pensare, vivere è comunicare.”
“Il
comunicatore è chiamato ad illuminare, non oscurare. Deve continuamente
enucleare la
verità da grovigli di errori, incomprensioni, ambiguità…
Concorre così a ripulire l’ambiente,
immettendo nella città dell’uomo,
carica d’ombre, i doni della luce… Dovrebbe rinnovarsi
ogni giorno,
rifornirsi d’idee ogni momento.”
“Il comunicatore può non avere un
soldo in tasca, ma se ha un’idea in testa, una fiamma in cuore, vale sul mercato
più d’un finanziatore…”
“La comunicazione esige apertura di mente e
di animo. Non grettezze, non settarismo.”
“L’amore è tutto. Senza l’amore
tutto è niente. La comunicazione può e deve alimentare
questa verità che è
il solo cemento sociale durevole, prima che la paura, madre dell’atomica, abbia
il sopravvento.”
“Il comunicatore è il più diretto costruttore della città
nuova.”
Come dicevo, NetOne è nato da queste radici, che a un certo punto sono state
illuminate da un carisma, dal carisma dell’unità. In tutti i nostri convegni
amiamo cominciare abbeverandoci a questa sorgente, che rappresenta la nostra
specificità, anche se tra di noi la pluralità di fedi e convinzioni è ormai una
tradizione, anzi, una ricchezza. E’ il momento forse più atteso,
fondante.
Anche oggi sarà presente Chiara Lubich, ad aprire i lavori
congressuali. Ma si può essere
presenti in tanti modi: c’è la presenza
fisica, quella mediatica, quella spirituale… Purtroppo, in questi giorni Chiara
è assente da Roma, trovandosi all’estero per motivi di salute. E’ molto
dispiaciuta per aver fallito, suo malgrado, questo appuntamento cui teneva
tanto. Dobbiamo quindi accontentarci della sua presenza attraverso i media, una
presenza che ci auguriamo altrettanto efficace. In sua rappresentanza, e per
presentare il tema che vuole offrirci oggi, lei stessa ha inviato Graziella De
Luca, una delle sue primissime compagne e attualmente una delle sue più vicine
collaboratrici. La invitiamo sul palco.
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