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Ci sono delle iniziative che riguardano l'associazionismo :
- - Le associazioni devono
fare lo sforzo di guardare ai media senza scetticismi, con un entusiasmo
promozionale, quelle che si occupano dell'ambiente devono esplicitare come
vogliono che i media si occupino delle loro tematiche, e così quelle che si
occupano di educazione, di giovani, di famiglia, di anziani, di welfare, di
lavoro, di volontariato sociale, di dialogo tra le religioni, di diritti umani,
di promozione dell'arte, di ricerca e di salute, di cooperazione internazionale
ecc..Urge condividere una VISIONE della informazione e della missione pubblica,
sociale e culturale della comunicazione, costruire insieme PIATTAFORME
PROGRAMMATICHE interassociative trovando anche le forme per presentarsi davanti
ai media come INTERLOCUTORE unito.
- - E poi, come in ogni
dialogo che si rispetti, non basta chiedere. Bisogna anche dare. Troppo spesso
la società civile rimane diffidente rispetto ai media, intimidita o poco
efficace nella comunicazione; bisogna che le associazioni mettano in rete delle
BANCHE DI STORIE E DI ESPERIENZE a cui i giornalisti possano attingere; bisogna
che le associazioni pensino a preparare delle persone in grado di essere
intervistate, che abbiano dimistichezza con il mezzo e che risultino efficaci
nella comunicazione;
- - Infine le associazioni
dovrebbero individuare al loro interno, ma non solo, degli "esperti"
nei diversi ambiti di competenza e indicarli ai giornalisti, in modo che
possano diventare dei veri e propri "OPINION MAKERS" , utilizzabili
anche da più testate, secondo il modello delle cd. colonne sindacate;
- - stante l'effettivo
peso del sistema delle pubblicità si potrebbero avviare iniziative economico-finanziarie : ossia
coinvolgere i grandi soggetti economici in un progetto di responsabilità
sociale di impresa che scelga di investirle sue quote di pubblicità in
programmi di qualità; qui si potrebbe aprire una parentesi interessantissima
sulla RESPONSABILITA' SOCIALE DELL'IMPRESA, aggiungo, RADIO - TELEVISIVA e di
uno "standard setting" relativo ai requisiti di minima per la
qualità, che preveda indicatori di utilità sociale, di sostenibilità sociale,
di etica sociale, di sicurezza sociale dei media .
- infine
per quanti riguarda l'impegno personale degli operatori, si dovrebbero prendere
delle iniziative professionali ,
anche di formazione continua, in due direzioni: quella tecnica e quella
motivazionale. Occorre infatti aggiornare e riqualificare la professione con
una ricerca dei linguaggi giusti per fare buona informazione, per saper
esprimere eccellenze professionali nella produzione di format che sappiano
coniugare contenuti e forma, con la grammatica propria dei vari media, fatta
anche di gradevolezza, capacità attrattiva, fantasia, elementi di innovazione,
ritmi. E allo stesso tempo occorre riprendere in mano con determinazione la
leva della motivazione: Popper auspicava una patente per gli operatori della
Tv. Senz'altro abbiamo bisogno di luoghi di incontro e occasioni formative che
ci aiutino a rimettere a fuoco cosa ci muove a intraprendere o non
intraprendere la fatica della negoziazione della notizia, a riscoprire la
consapevolezza di poter dare con questa professione un contributo al bene
comune, di poter rispondere a quei bisogni del corpo sociale che abbiamo
elencato all'inizio. In altre parole, a superare i limiti della propria
convenienza personale, della carriera, del successo, del gradimento del sistema
politico-istituzionale o economico, del riconoscimento da parte dei colleghi
della mia cordata o del mio gruppo sindacale o politico-professionale di
riferimento, per rifondare il mio lavoro e tutti questi rapporti su un dialogo
più autentico e sulla missione sociale dell'informazione.
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