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Contributo di Daniela Ropelato - Pagina 2 PDF Stampa E-mail
Sabato 06 Novembre 2004 14:00
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Contributo di Daniela Ropelato
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Con il termine di e-democracy , dunque, ciò che si intende è un insieme complesso di tecniche partecipative e allo stesso tempo un orizzonte che connota le democrazie contemporanee. Oggetto specifico della definizione sono essenzialmente le nuove tecnologie della comunicazione a sostegno della partecipazione politica, ma è tutto l'arco temporale entro cui si sviluppano i processi decisionali ad essere preso in esame, non solo le modalità più note dedicate all'informazione politica, per quanto tale funzione sia cruciale. L'utilizzo dell'ICT tocca direttamente anche la stessa emersione delle domande politiche e la definizione dei soggetti, l'individuazione delle alternative e la scelta della soluzione praticabile, fino all'implementazione, al monitoraggio e alla valutazione dei processi politici.

Non sempre si parla di e-democracy . Quando ad usare le nuove tecnologie sono le Pubbliche Amministrazioni e il punto di vista è quello di semplificare le procedure burocratiche, unificare e standardizzare i linguaggi, ridurre i costi di produzione dei servizi e migliorare la loro qualità, allora si parla di e-government . La lotta al digital divide ne rappresenta una politica caratteristica, una pre-condizione della partecipazione dei cittadini che comporta la diffusione dei servizi telematici e l'accesso ad una chiara informazione istituzionale.

Come si vede, il campo di applicazione è articolato e va oltre l'immagine semplificata e giustamente temuta di un'intera popolazione, frammentata e inerte assemblea virtuale, che riceve dai centri di governo informazioni, proposte, domande ed è chiamata ad esprimersi per monosillabi elettronici, quotidianamente o quasi. L'uso dell'ICT in politica non può essere compresso nemmeno sull'altro stereotipo tuttora diffuso: quello di un incredibile numero di siti web di partiti, sindacati e uomini politici che fungono da luccicanti vetrine per promuoverne l'immagine, ma certo non aprono relazioni interattive tra eletti ed elettori.

Fenomeni e risultati diversi, che richiedono analisi diverse, ma accomunati da una forte grado di incidenza nel tessuto sociale e politico delle nostre società. Anche per questo, pur considerando con interesse la loro espansione e il loro sviluppo, mi pare che le attuali esperienze di e-democracy vadano interpretate all'interno di un quadro di riferimento non neutrale. Se intendiamo la società come un insieme di condizioni che rendono possibile sperimentare il proprio essere umano e quello degli altri, non come esperienze estranee l'una dall'altra o contrarie, ma come "altri-se stesso"; se intendiamo la dimensione politica come parte integrante della costituzione inalienabile di ogni persona, che si esprime in relazioni di co-appartenenza; allora anche l'arena della e-democracy acquista precisi punti di riferimento1.

Per offrire qualche indicazione generale, vorrei richiamare solo alcune esigenze, considerate in genere irrinunciabili, che possono guidare l'attuazione e la valutazione delle metodologie di ICT in ambito politico, per superarne alcune rigidità caratteristiche.

Se lo sviluppo della comunicazione digitale, in effetti, resta tuttora confinato a minoranze, a preoccupare è soprattutto la scelta di eliminare quanto di faticoso e complesso le intermediazioni face to face portano con sé, una scelta che non sembra affatto portare al rafforzamento della coesione sociale e dell'inclusività.

Accanto a tanti effetti positivi che vengono dal capitale di risorse informative a disposizione dei cittadini, è opportuno verificare che non cresca una progressiva svalutazione della capacità dialogica e dell'argomentazione riflessiva, dell'ascolto e dello scambio. Elaborare e approfondire le ragioni delle proprie preferenze, nel processo di costruzione del consenso su tematiche di interesse generale, è in genere più semplice attraverso l'interazione diretta, sia che avvenga in un contesto pubblico che privato. E' difficile ignorare l'arricchimento che si produce attraverso relazioni libere e intense, aperte all'interazione con la realtà circostante, ai suoi elementi di sviluppo e di integrazione, e ci sarebbe da temere se venisse impedito l'essenziale momento della verifica e del raffinamento della propria opinione, che si alimenta nel dialogo e nel confronto anche ripetuto, con l'adattamento progressivo e perfino la libertà di conversione all'idea altrui, elementi tipici e inalienabili del carattere umano.


 
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