| Obama sullo stato dell'Unione 2010 |
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| Venerdì 29 Gennaio 2010 16:11 | |||
dal sito Passing Comments di Rebecca Helm-Ropelato (Traduzione italiana di Franco Ropelato)Una riflessione un po' in controtendenza sul discorso di Obama sullo Stato dell'Unione
A riguardo del fatto che abbia o no guadagnato i vacillanti, dei nuovi fan, o ne abbia allontanato altri, beh, lo nutro dubbi. Il Presidente ha detto chiaramente che lui continuerà per la sua strada, imperterrito, che non cambierà direzione da come, fin dall'inizio, aveva impostato la sua campagna, dentro i limiti della “politica come arte del possibile”. Non è impedito, è solo più concentrato. E' importante, in tutto ciò, rendersi conto che Obama non è di sinistra – ma non è nemmeno l'usuale moderato – e nessuna di queste cose può essere detta del suo staff in generale e dei suoi più vicini consiglieri politici. Obama è, detto in parole comuni, un “do-gooder” (n.t.: una persona semplice e spesso naif che dà valore e priorità allo sviluppo sociale o riformista), che vuole usare qualsiasi strumento, di destra o di sinistra, dentro i confini dei principi costituzionali e dei valori umanitari della classe media americana, che gli permettano di portare a termine il lavoro di fare del bene. Lo definirei uno con la testa sulle spalle, di buon cuore, che conosce la storia, con energia umanitaria, e una determinazione morale e pratica nel rendere il mondo un posto migliore, in una maniera concreta e ben fatta. La cosa interessante – a parte quello che ha detto al riguardo di specifiche politiche – è la tonalità e la costruzione del suo discorso. All'inizio Obama ha assunto un modo di fare da uomo comune, deliberatamente usando il gergo comune, una persona buona del quartiere, senza darsi arie, qualcuno che è venuto per un piccolo, semplice discorso. Poi, qui e là, ha assunto il tono da professore, il modo intellettuale, il modo da dirigente aziendale – qualcosa che la classe media e le élite socio economiche pensano sia il loro vero contegno (la classe “in carica”). Poi è andato sullo stile del discorso convenzionale politico. Ma è alla fine che è tornato se stesso, il suo vero sé, credo. Il tono nell'ultimo pezzo del discorso di Obama sullo stato dell'Unione è affascinante in maniera particolare, perché non ha nessun intento di messinscena. Era profondamente serio. Era calmo, era dal profondo cuore di quell'uomo, per dire. Era quasi un momento di conversazione privata. Si sarebbe potuto sentire cadere uno spillo nella Camera dei Rappresentanti, in quella parte del discorso, era un momento come un omelia di un vero credente. Era Obama, nella sua maggior passione, perché (e questo è così strano) la sua più autentica passione è profonda e calma. Questo era la sua passione personale ed è così differente dalla sua passione istrionica. Se si vuol capire meglio l'Obama appassionato, si deve ascoltare il tono di questa parte del suo discorso. C'è un uomo di fronte a se stesso.
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Ciò che vi è piaciuto o non piaciuto del Presidente Obama alla fine della sua campagna elettorale, vi sarà piaciuto o no nel suo discorso sullo Stato dell'Unione di ieri sera (









