| La tecnologia migliorerà la nostra vita? |
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| Mercoledì 07 Gennaio 2009 12:20 | |||
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di Franco Ropelato La sfida del cambiamento attuale(Testo dell'Intervento tenuto nel corso del quinto meeting online di Comunicare per un mondo unito del 20 dicembre 2008)
Il cambiamento che stiamo sperimentando è essenzialmente frutto dei miglioramenti tecnologici, soprattutto quelli nell’ambito della comunicazione delle informazioni e del trattamento automatico delle informazioni. Faccio un esempio: la globalizzazione. Certamente ai tempi della Compagnia delle Indie Orientali, quando innumerevoli navi andavano e venivano tra la Cina e Londra, si poteva parlare di globalizzazione; anche allora il mondo era sicuramente diventato più piccolo. Vorrei analizzare un effetto un po’ particolare del cambiamento attuale. Sta cannibalizzando se stesso. Come un cannibale si nutre dei suoi simili, siamo noi, gli operatori della comunicazione, i più esposti agli effetti di questo cambiamento e noi siamo tra i primi a renderci conto, sulla nostra pelle, che il mezzo non è neutro. Alcuni esempi: è ancora un po’ complicato acquistare del formaggio o un vestito su Internet. Ma certamente è più facile, meno costoso, offre molta più possibilità di scelta, acquistare un monitor, un PC o un gadget elettronico su Internet rispetto che in un negozio e, quindi, i piccoli negozi di elettronica consumer stanno vivendo tempi difficili e per sopravvivere devono spostarsi sull’offerta di servizi: è probabilmente un bene per i consumatori, ma un problema per gli operatori del settore. Ci sono tante testate giornalistiche e televisive che stanno licenziando giornalisti e si stanno basando su personale precario. E’, forse, un bene per i proprietari, ma è un problema per i giornalisti (e, dico io, per la società). Fino a poco tempo fa c’era una gran passione e fervore nel mondo del free software; forse mi sbaglio, ma adesso mi sembra che ci sia meno effervescenza, meno impegno a voler cambiare le cose. Allora noi, di fronte al cambiamento, allo stress e al senso di impotenza che questo tipo di cambiamento induce, cosa possiamo fare? E c’è chi cerca di rivalutare quanto finora ha vissuto, e senza buttarlo a mare, lo traghetta e lo rielabora sfruttando quel di più che ogni cambiamento porta con sé. Chi per primo capisce questo processo, ne ha una responsabilità e deve aiutare gli altri, servirli. A volte sento dire che questo diluvio di informazioni, questa enorme massa di parole che è Internet, è qualcosa di disumano, un mare in cui tutto diventa relativo e possibile e perciò da cui dobbiamo guardarci perché entrandoci, rischiamo di perdere i nostri riferimenti e di incontrare gli squali… Dicono che, coll’utilizzo del digitale, svilupperemo in maniera abnorme il pollice e l’indice; credo invece che sia molto più probabile che il nostro sviluppo ci porti a una maggiore capacità di sapere padroneggiare il flusso delle informazioni. Un altro esempio. In genere, quando pronuncio la parola: telelavoro, la prima, immediata, reazione che ottengo è: spavento, negazione, “ci pensi qualcun altro”. Non sto dicendo che il telelavoro sia “la soluzione” a tutto, ma, sempre a mio parere, anche le alternative possibili, cioè il continuare a muoversi nel traffico urbano oppure l’azienda tipo le cascine contadine patriarcali, dove diverse famiglie vivono nello stesso edificio e lavorano lo stesso campo, non sono esenti da rischi di alienazioni. La sfida più grande, a mio parere, in un’azienda dove i lavoratori non sono fisicamente presenti è proprio quella di tenere vivo un “cuore” aziendale, e questo, tra l’altro, secondo me aiuterà a pensare l’azienda come una comunità di persone dove il “servirsi” l’un l’altro è il modo migliore, il più efficiente e il più gratificante, di fare business.
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Il mondo, il nostro mondo sta cambiando. Paradossalmente, se c’è una cosa rimasta “stabile” in questi millenni della storia dell’umanità è proprio che il mondo continuamente cambia.









