| Un bilancio dei reality show dell'anno |
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| Venerdì 15 Maggio 2009 10:06 | |
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di Aurelio Molè Grande fratello e dintorni
È inutile farsi delle illusioni. Un programma televisivo è un prodotto commerciale. Se non fa ascolti chiude, giusto o sbagliato che sia. È la spietata legge del mercato che non ammette eccezioni. Numeri e dati di ascolto elevati, indipendentemente dalla qualità: è questo che vogliono i dirigenti televisivi, perché lo chiedono i pubblicitari, perché lo pretendono i proprietari di marchi. L’audience come misura del mondo intero e non solo, purtroppo, di quello televisivo. È il caso recente dell’insulso Bellissima, riproposizione del vecchio Bagaglino, che su Canale 5 quest’anno aveva raggiunto livelli di indecenza difficilmente eguagliabili. Evidentemente aveva stancato il pubblico dei telespettatori. Stancare è la prima grande angoscia dei dirigenti televisivi che sono sempre alla ricerca di nuove idee o di aggiornare le vecchie. Come nel caso del Grande fratello. Nato nel 2000 e lanciato in Europa da Canale 5 e Telecinco in Spagna, oggi diffuso in più di 60 Paesi, aveva raggiunto nella prima edizione una media di 9 milioni di telespettatori contro gli attuali 6 e mezzo. È vero che nel frattempo è diminuito tutto il bacino d’utenza, cioè il numero complessivo dei telespettatori, ma è pur sempre una débacle notevole. L’anno scorso, inoltre, Il grande fratello era dato per spacciato, mentre quest’anno si è ripreso. La finale, andata in onda il 19 aprile, ha avuto quasi 8 milioni di tele spettatori con uno share del 36,15 per cento. Il picco di ascolti ha raggiunto i 10 milioni e 447 mila italiani. Analizzando i dati nel momento di massimo ascolto, alle 22 e 58, quando la Marcuzzi ha decretato come quarto classificato Gianluca Zito, si nota che tutte le fasce d’età, in modo quasi omogeneo, hanno seguito il programma. La fascia più rappresentata, con oltre 2 milioni di telespettatori, è quella che va dai 35 ai 44 anni. Il livello di istruzione è medio basso: 5 milioni hanno la licenza elementare o quella media inferiore. Mentre i laureati sono solo 630 mila. Insomma, dall’insieme di queste cifre si evince che la televisione è ancora il terreno di condivisione più comune dei discorsi e che Il grande fratello, per continuare ad essere seguito, doveva avere alcune caratteristiche: presentare delle novità, essere nazional-popolare e mettere in scena il “sociale”. Finestra sul niente Come far quadrare il cerchio? Gli autori si sono sbizzarriti e ne hanno studiato una nuova tutte le sere: concorrenti che entravano ed uscivano in continuazione. Più che una casa sembrava una piazza. Esasperazione dei casi umani, dei finti scontri, dei falsi amori per una spettacolarizzazione del niente dove non esiste più differenza tra spettacolo e vita, anche intima. La televisione si trasforma così da finestra sul mondo a finestra sul niente: «L’idealizzazione del banale e dell’insignificante», ha scritto Marco Belpoliti su La Stampa. E aggiunge: «Il nulla sotto forma di rumore di fondo, schiamazzo, pseudo-discussione, è diventato la forma stessa della società italiana attraverso il suo strumento mediatico più efficace: la televisione». Ferdi e i 300 mila euro Tale appare anche l’ultima puntata. Già dalla sigla e dal dipanarsi del copione si evidenzia il profilo del vincitore, l’identikit del prescelto. Se avete notato, nella sigla di testa, mentre scorrevano le schede dei finalisti (Cristina, la maggiorata; Gianluca, un sorriso a comando; Marcello, il genuino fornaio; e Ferdi, il rom vincitore), la presentazione era accompagnata graficamente da loro ritratti recenti e da bambini. Ferdi era rappresentato con un vestito folcloristico del Montenegro e somigliava molto ad un bambino indiano. Il sospetto diventa certezza nella coreografia iniziale. Un balletto alla Bollywood, sulle note di Jai ho Jai ho dal film The Millionaire. Il sogno che si realizza. La stessa trama del film: un giovane tra i più poveri di Mumbai vince un famoso gioco a quiz televisivo, ricorda la vicenda di Ferdi, il più “sfigato” del gruppo che vince 300 mila euro, trova l’amore con la bella Francesca e ora, pare, si voglia laureare in Medicina. Dalla tv al Parlamento Ciò che preoccupa sono le ricadute sociali e politiche, perché i veri problemi nascono non dalle singole trasmissioni in sé ma da tutto il pacchetto edificato, dove il reality è solo, nel suo complesso, la prima puntata. Una volta costruita l’identificabilità, i personaggi, le nuove star della tv, si gettano in pasto nella mischia dei palinsesti. Perfetti sconosciuti, spesso ignoranti, attraversano trasversalmente tutti i programmi e diventano i nuovi creatori dell’opinione pubblica, intervengono nei talk show dicendo la loro su questioni sociali, etiche, politiche delicate senza avere nessuna competenza in materia. Diventano i nuovi conduttori senza avere nessuna esperienza e senza aver fatto la gavetta utilissima per imparare i segreti del mestiere. Diventano i nuovi protagonisti delle fiction e dei film tv senza aver mai imparato a recitare. X Factor La sera prima del gran finale del Grande fratello è andata in onda l’ultima puntata di X Factor, la più interessante novità di quest’anno. Spostata da Raidue e Raiuno per avere una maggiore visibilità. Ha raggiunto 4 milioni e 437 mila telespettatori e il 22,76 per cento di share. È stata seguita soprattutto dai 25-34enni (31,55 per cento) e dai 35-44enni (29,16 per cento), abbassando di molto l’età media dell’ammiraglia Rai. Anche il livello di istruzione e la condizione economica elevata hanno raggiunto una vasta fascia dei telespettatori (30 per cento). L’X Factor, giunto alla seconda edizione, «è quel talento speciale che trasforma una persona comune in una star», è un format televisivo che unisce due generi: il talent show e il reality. C’è la valorizzazione del merito con la gara ad eliminazione e c’è l’estrema sobrietà nel dosare gli elementi di reality, sempre all’interno della filosofia del sogno ora possibile da realizzare. (da Città Nuova del 10 maggio 2009)
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Nel giro di pochi giorni si sono conclusi popolari programmi tv quali il “reality” e “X Factor”. Proviamo a tracciare un primo bilancio.










Commenti
Ma quando cominceremo ad imparare questo metodo? :unsure:
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