Ogni giornalista che si accinge a raccontare l’ennesimo episodio della triste saga delle migrazioni sa, o dovrebbe sapere, che ha davanti a sé una responsabilità importante: magari il suo articolo è solo una goccia nel mare dell’informazione, digitale e non, ma la chiave di lettura che sceglie per narrare i fatti, insieme alle parole, le fonti e il punto di equilibrio fra posizioni diverse, hanno la possibilità di influenzare l’immaginario del suo pubblico. E promuovere una visione allarmistica e di pericolo, nutrita di pregiudizi e diffidenza, oppure un’apertura all’accoglienza e alla solidarietà.

Ecco allora che la questione del “come” narrare attraverso i media il fenomeno delle migrazioni forzate si fa particolarmente decisiva, in Italia e in Europa: l’enorme e continuo flusso di migranti che cercano di entrare via terra e via mare nel vecchio continente, in fuga da guerre, violenze e terrorismo, richiede da parte di tutti i Paesi UE l’assunzione di una più stringente responsabilità, e quindi l’adozione di un approccio sistemico e l’individuazione di soluzioni non emergenziali ma strutturali. Obiettivi che i media possono e devono spiegare e promuovere.

Parte da questa consapevolezza la scelta di NetOne – la rete internazionale di comunicatori per un Mondo Unito – di avviare un progetto dal titolo “Giornalisti e Migrazioni”, articolato in una serie di incontri, in diversi Paesi europei, fra professionisti dell’informazione e comunicatori in genere. Un percorso pensato per discutere delle radici del problema, delle diverse posizioni in campo, della la reale portata degli eventi e le prospettive a breve, media e lunga scadenza, le linee direttrici che paiono necessarie per uscire dalla crisi. Attraverso questi momenti di confronto si intende mettere da parte ogni lettura ideologica in favore di analisi che considerino il fenomeno nella sua storia e complessità; distinguere i piani di lettura religioso, politico, comunicativo e culturale; adottare un approccio interdisciplinare per giungere ad una visione plurale ma veritiera della realtà; collaborare insieme concretamente.

Di questo si parlerà nel “Laboratorio Giornalismo e Migrazioni” che NetOne, insieme con l’Istituto Universitario Sophia, terrà nella cittadella di Loppiano, in Toscana, il 30 settembre prossimo, in occasione della 7.ma edizione della Convention “Loppiano – Lab”– dal 30 settembre al 2 ottobre - dal titolo quest’anno “Powertà. La povertà delle ricchezze e la ricchezza delle povertà”.

A fare da sfondo al dibattito saranno questioni di prima attualità: qual è la “missione” del giornalismo in questo mondo in costante transumanza? Quello di mediatore e facilitatore sociale nei processi di accoglienza e inclusione o di portavoce asettico e super partes delle rotte migratorie e delle conseguenti reazioni delle nostre società?

Ad aprire il confronto alle 15.30 sarà Stefania Tanesini, membro della Commissione Internazionale NetOne, che presenterà il del progetto “Giornalismo dialogico”. A seguire sarà illustrato il percorso fatto e da fare del progetto “Giornalismo e migrazioni”, partito da Budapest e diretto a Pozzallo in Sicilia e poi a Beirut, dopo aver attraversato Atene, Lublino e Man in Costa D’Avorio. Sul tema “Islam nazionale e paure globali: da migranti a cittadini” interverrà Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova, mentre Pál Toth, docente di Scienze della Comunicazione Ist. Universitario Sophia, parlerà de “La sfida migratoria nell’Europa dell’Est”, con particolare riguardo al “caso Ungheria”. Sul tema “Comunicare le migrazioni e le “periferie”, ma come?” si confronteranno Gianni Bianco, giornalista RAI del TG3, Riccardo Barlaam, giornalista de Il Sole 24 Ore, e Daniele Molé, caporedattore del programma Mattino Cinque, in onda su Canale 5. Non mancherà infine uno spazio dedicato al dialogo e ai contributi dei partecipanti.

Claudia Di Lorenzi

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