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di Claudia Di Lorenzi

È partito da Budapest il ciclo di incontri sul tema “Giornalisti e migrazioni” che NetOne promuove nell’ambito del progetto “Media Professionals for a United World”, in collaborazione con le diverse edizioni europee e mondiali di Città Nuova.

4907Circa cinquanta fra professionisti della comunicazione ma anche accademici, operatori umanitari, politici, personalità ecclesiali che hanno a che fare a vario titolo con le migrazioni, provenienti dall'Italia, la Germania, la Slovacchia e l'Ungheria, si sono ritrovati a gennaio, nella capitale ungherese, presso la Casa del Dialogo dei Gesuiti, per discutere di “Europa e migrazioni: conservazione dell’identità e necessità dell’accoglienza”.
Proprio l’Ungheria nei mesi scorsi è stata sotto i riflettori internazionali per le scelte del governo guidato dal Premier Viktor Orbàn in fatto di immigrazione.4929 A fronte dell’ondata massiccia di migranti e rifugiati accalcati ai confini e intenzionati ad entrare nel Paese - come approdo di un viaggio in fuga da guerra e miseria o come terra di passaggio verso il nord Europa - ha suscitato forti polemiche la decisione di blindare le frontiere alzando muri e rivestendo di filo spinato i confini. Una vera e propria sfida alla politica di accoglienza sostenuta nel continente dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, ed in particolare al cosiddetto sistema delle quote per la ripartizione dei migranti, che ha inasprito il dibattito a livello internazionale sulle modalità di gestione dei flussi, ulteriormente polarizzando le posizioni di chi apre all’accoglienza contro chi chiude e respinge.
In questo contesto, un ruolo cruciale è stato ed è tuttora quello dei mass media, chiamati a raccontare l’“emergenza” immigrazione, a dare occhi per vedere, orecchie per sentire, chiavi di lettura per comprendere uno dei fenomeni più pervasivi e complessi di questo millennio.
4908Proprio il riconoscimento del ruolo significativo dei media nella narrazione del fenomeno delle migrazioni, con una capacità di influenza sull’opinione pubblica dei singoli Paesi, ha spinto NetOne ad avviare una riflessione sugli obiettivi e le modalità del comunicare, per contrastare ogni lettura ideologica in favore di analisi ancorate al reale, multidimensionali e plurali, frutto del confronto fra posizioni, esperienze e sensibilità diverse.
A Budapest NetOne ha inteso toccare da vicino il fenomeno, ascoltare, comprendere, dialogare per giungere ad una lettura autentica e condivisa degli eventi. Sono emerse le fratture di matrice culturale che attraversano l’Europa sul tema dei migranti, ma anche su quello del rapporto con l’Islam, ed è parso chiaro che per offrire una comunicazione volta alla costruzione di un “Mondo Unito” non c’è alternativa alla via del dialogo senza preconcetti, all’apertura verso l’altro e la sua prospettiva sugli 2016 04 08 11.05.34ceventi, alla disponibilità a mettere da parte le proprie verità contro ogni radicalismo, per mutare il conflitto eventuale in opportunità di interazioni nuove e vitali.

Si è andata così abbozzando una nuova metodologia della comunicazione, un “format” che richiede anzitutto ai professionisti dei media – qualunque evento siano chiamati a raccontare - di recarsi sul posto, calarsi nella realtà locale, confrontarsi, ricercare e creare le premesse per entrare in “relazione” con i protagonisti diretti e indiretti degli eventi. Vivere la relazione per comprendere e far comprendere, perché è dalla relazione con l’altro che scaturisce la verità. Il tutto promuovendo un dibattito interdisciplinare, interculturale e interconfessionale, in un clima di stima e accoglienza reciproche.
incontro2Ad Atene, in aprile, un secondo incontro del ciclo “Giornalisti e migrazioni”. Stavolta in un Paese, la Grecia, che nonostante il perdurare della crisi economica ha scelto la strada dell’accoglienza e ha visto in prima linea nei soccorsi gli stessi cittadini, con empatia e spirito di sacrificio pronti ad aprire le loro case, a rischiare la vita per salvare i migranti e a curare malati e feriti.
In un incontro presso il centro Arrupe dei gesuiti si è parlato tra l’altro dei pericoli e delle chance per il giornalista che si occupa di migrazioni e sono state tracciate alcune linee guida per il comunicatore che intende dare un contributo per il dialogo e non porsi piuttosto come elemento di frattura. Inoltre, si è trattato della responsabilità sociale del giornalista e sono stati identificati gli attrezzi del mestiere – almeno alcuni – necessari ad un giornalista che desideri farsi costruttore della “polis globale”: approccio interdisciplinare; incontro nei luoghi di crisi; capacità di lettura storica e contemporanea del vissuto dei popoli coinvolti; approccio dialogico e ascolto franco, aperto, libero da condizionamenti; primato della conoscenza e delle relazioni tra i partecipanti.
Il prossimo appuntamento del ciclo è previsto in Polonia, a Lublino, dal 1 al 4 giugno, sul tema “Conflitto, dialogo e cultura dell’Unità”: sarà un’altra preziosa occasione per promuovere una comunicazione che sia realmente al servizio dell’uomo.

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