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Per una comunicazione che crea ponti. NetOne riparte dal racconto delle migrazioni

di Claudia Di Lorenzi

Si intitola “Media Professionals for a United World” il progetto di NetOne attualmente in corso che guarda alla sfida migratoria dall’ottica della fraternità.

   E’ un’iniziativa tesa a favorire il dialogo fra professionisti dei media, e non solo, provenienti da Paesi diversi e portatori di culture, sensibilità, convinzioni e approcci variegati ai temi dell’attualità nazionale e internazionale, per giungere ad una narrazione dei fenomeni che sia il più possibile veritiera, articolata, multidimensionale, plurale ma condivisa e costruttiva, generatrice di senso, di nuove chiavi di lettura e inedite prospettive.
Al centro c’è la “relazione”, intesa come “luogo” entro cui si intende promuovere il confronto; il contesto che consente lo scambio di opinioni, esperienze, analisi e approcci, l’incontro delle differenze, affinché un percorso di ricerca partecipativa - ovvero comunitaria - mettendo insieme vita e pensiero, impegno e riflessione, possa generare non solo nuove letture del mondo e nuovi contenuti, ma anche rinnovati stili di comunicazione. È in questo senso che la relazione diventa non solo palcoscenico ma anche punto di partenza, motore propulsivo, generatore fecondo, metodo e fine.
   Il progetto “Media Professionals for a United World” si propone dunque di creare spazi di incontro fra professionisti della comunicazione – insieme con esperti, accademici, teologi, rappresentanti delle istituzioni e della società civile - soprattutto nei luoghi dove sono più acute le ferite dell’umanità e dove il compito dei comunicatori si fa cruciale.
   In questa prospettiva NetOne ha scelto di dedicarsi anzitutto al fenomeno delle migrazioni forzate, che, ignorato per anni dai più, è venuto recentemente in primo piano nell’agenda dei media internazionali. A fronte del coinvolgimento diretto di un numero crescente di Paesi europei, africani e asiatici nei fenomeni migratori, con risvolti quasi sempre drammatici, giornali, televisioni, organi d’informazione in generale hanno dedicato tempo e spazio sempre maggiori al racconto dell’”emergenza sbarchi” e delle politiche di controllo e gestione dei flussi, del tema dell’accoglienza, della disponibilità di fondi e di quello della libera circolazione degli individui. Con letture non di rado dissimili e confliggenti, fra testate di uno stesso paese come fra media di paesi diversi, spesso influenzati dalle politiche sull’immigrazione messe in campo dai governi nazionali.
   Sul tema “Giornalisti e migrazioni” NetOne ha dunque avviato una serie di incontri in diversi Paesi europei –  e altri ne seguiranno anche in Asia e Africa - per discutere circa le radici del problema, le diverse posizioni in campo, la reale portata degli eventi e le prospettive a breve, media e lunga scadenza, le linee direttrici che paiono necessarie per uscire dalla crisi. Passando da Budapest, in Ungheria, dove il governo rifiuta la politica delle quote di distribuzione dei migranti, ad Atene, in Grecia, dove nonostante la perdurante crisi economica è la scelta dell’accoglienza a prevalere, l’invito è comune: mettere da parte le letture ideologiche in favore di analisi che considerino il fenomeno nella sua storia e complessità; distinguere i piani di lettura religioso, politico, comunicativo e culturale; adottare un approccio interdisciplinare per giungere ad una visione plurale ma veritiera della realtà; collaborare insieme concretamente.

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