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di Ivan Turatti

Una lunga pazienza cieca e virale

IvanTuratti062013-p(Intervento al Meeting online del 14 giugno 2013 - video)

Negli ultimi 50 anni per diffondere una qualunque idea, prodotto, servizio, convinzione, ecc… l’equazione era piuttosto semplice: 
+soldi +spazi su stampa , tv, radio e cartelloni + visibilità nei punti vendita = maggiore diffusione.
Semplice no? Un sistema che favoriva le grandi organizzazioni con capitali da investire in visibilità e comunicazione!
Per anni ha funzionato. Ma oggi la pubblicità è ovunque, i punti vendita come i supermercati sono pieni di prodotti apparentemente simili l’uno con l’altro. Sembra che l’unica differenza degna di considerazione sia il prezzo più basso!
Insomma il sistema si è rotto, l’equazione non funziona più: il mondo è cambiato! Le persone si sono evolute, la globalizzazione ha cambiato le regole ed internet ha rivoluzionato il modo in cui le idee si diffondono. Intanto da qualche decennio, pur non arrivando mai ad essere mainstream, numerose delle cosi dette sotto-culture hanno cominciato a creare quello che potremmo chiamare un “futuro alternativo”.
Infatti mentre le grandi aziende, ci incitavano nelle loro pubblicità a prendere il controllo della nostra vita, ad autodeterminare il nostro stile e a non lasciarci controllare dai pregiudizi sociali, proponendo un modello di società individualista (pensate a slogan come: just do it! o tutto intorno a te!, ecc…), si sviluppavano culture come quella punk, quella hip-hop e quella hacker, che prendevano sul serio questo invito alla libertà individuale, ma interpretandola a modo loro.
Decidevano di rompere le convenzioni sociali, come quella, apparentemente banale, che solo chi sa suonare uno strumento può creare musica, superandola prendendo in mano uno strumento ed iniziando a suonare, o prendendo musica fatta da altri e remixandola creando nuovi pezzi, permettendo a chiunque di diventare un cantante, fino ad ipotizzare una cultura condivisa, dove ognuno dà il suo contributo e può usare ciò che è stato creato da altri.
Per queste tendenze culturali, internet è stato un propulsore in grado di portarle all’attenzione del grande pubblico e cominciare una vera e propria rivoluzione delle reti!
Oggi siamo in piena era social, facebook non ha solo permesso alla casalinga annoiata di rimanere in contatto con il mondo o agli adolescenti di chattare con gli amici senza uscire di casa, sta cambiando i nostri schemi mentali, il modo in cui ragioniamo e definiamo il nostro futuro e la nostra società.
Pensiamo a quelle tendenze che stanno cominciando a ricevere attenzioni dalla comunità scientifica e potrebbero diventare mainstream in un futuro prossimo, la cui caratteristica comune è un approccio “relazionale” ed “orizzontale”, basato sulle reti e pensato intorno alla “Persona”. Ecco alcuni esempi:

  • Industria “Glocale” ( Stampa 3d, km0, slow food, laser, ecc... )
  • Economia “Civile” ( Decrescita Felice, Economia di Comunione, ecc... )
  • Finanza “Orizzontale” ( Microcredito, Bit Coin, Banca del Tempo, ecc... )
  • Democrazia “Diretta” ( M5S, MPPU, partito pirata, ecc... )
  • Cultura “Distribuita” (Amazon, Creative Commons, U.G.C., YouTube, ecc...)
  • Energia “Autoprodotta” ( Solare, Eolica, ecc... )

Non si tratta più di vendere un prodotto a qualunque costo, ma di creare un rapporto. In questo contesto, la comunicazione, dopo un secolo di verticalità estrema, durante il quale gli strumenti e le tecniche di comunicazione erano visti come propedeutici a convincere, se non addirittura imporre le proprie idee (oppure: prodotti, servizi, ideologie, ecc…), finalmente essa può aspirare a supportare, da protagonista, la nascita di un mondo migliore.

Il ruolo del comunicatore cambia, si entra nell’era della Social.COMunication, le organizzazioni, siano esse associazioni, aziende o movimenti, devono riscoprire la propria missione sociale. Ed il ruolo del comunicatore è favorire il rapporto tra l’organizzazione ed i suoi utenti, il linguaggio militaresco della pubblicità del 900 (target, strategia, ecc…) lascia spazio a termini quali: amici, fan, e follower, di social identity.

Attenzione, oramai questa rivoluzione non è limitata al “mondo virtuale di internet”,  le reti sono ovunque, ci sono sempre state, ma ora ne vediamo le potenzialità ed abbiamo imparato ad attivarle ed incrociarle.

Ovviamente i mezzi rimangono solo mezzi, possono essere usati per creare un mondo migliore o per trasmettere valori negativi, la scelta sta a noi, sia quando siamo fruitori finali sia quando produciamo comunicazione.

Infine la lezione più importante di tutta questa storia, il mondo non si cambia in un giorno o in qualche anno; cosi come per l’evoluzione genetica, anche per quella culturale ci vuole tempo. I memi sono stati lanciati e stanno diffondendosi nella società con una viralità incredibile, ma ogni giorno dobbiamo lavorare ricordandoci la grande responsabilità che ognuno di noi ha, ricordandoci di avere pazienza e fiducia, una lunga pazienza cieca e virale direi, ma convinti che poco a poco possiamo arrivare ad un mondo più fraterno e più unito, insomma un mondo migliore.

Il Blog di Ivan Turatti

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