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A me capita, e penso anche a voi, di passare ore in queste ricerche. Perché se, per esempio, mi trovo a preparare un tema su un aspetto tecnologico specifico, io leggo anche argomenti di sociologia, di arte, di filosofia, di politica, di economia per cogliere le condizioni al contorno, l'oggi. E' un immergermi nel respiro della Rete per poi passare a tirar fuori la mia elaborazione personale da offrire. Questo working group proprio come una 'googleata' ci aprirà, speriamo, un ventaglio di prospettive. Starà però a ciascuno di noi lavorare su questi stimoli per elaborare un suo specifico contributo, colorato del suo pensiero, della sua cultura e della sua professionalità. Giorni fa - faccio un inciso - ho letto un articolo in cui si invitava a guardare all'inflazione di informazioni su web non come di solito si fa, come fonte di perdita di tempo senza frutto, ma come un'opportunità per fare scelte più oculate e mature vista la vastità dell'offerta che si può mettere a confronto. Ci piacerebbe accadesse così anche qui, dove si susseguiranno interventi e contributi, brevi, vari, e speriamo anche numerosi soprattutto per il vostro apporto.

Gli spazi che abbiamo riservato al dialogo vorremmo fossero spazi di interazione. A me piace sempre ricordare che, secondo la sistemica, un insieme di elementi in interazione genera qualcosa di diverso rispetto alla somma degli elementi dell'insieme. Per questo nessuno di noi sa cosa scaturirà da questo nostro stare insieme, siamo tutti in trepidante attesa, anche noi che lo abbiamo preparato. Sarà una sorpresa per tutti, un regalo guadagnato dall'impegno e dal lavoro di ciascuno.

Concludo con una riflessione sul titolo dell'intero Congresso: Il silenzio e la parola. La luce. Un titolo che personalmente mi ha messo in crisi, non mi pareva adatto. Ma era difficile trovarne uno valido sia per il cinema che per l'ICT o l'informazione.

Vorrei offrirvene una chiave di lettura. Il silenzio e la parola: due opposti legati da una congiunzione che li rende 'paritari' in valore.

Quelle situazioni in cui la parola invade il silenzio generano ingiustizie. Pensiamo alle culture tecnologiche che schiacciano culture con ricchezze inestimabili ma tecnologicamente silenziose.

Ma anche quelle situazioni in cui il silenzio uccide la parola generano ingiustizie. Un esempio può essere la censura per motivi politici. Ci sono molti cyber-dissidenti in carcere perché hanno acceso siti di informazione alternativa o hanno semplicemente frequentato la Rete.

Anche nel campo del management sono gli equilibri di ascolto e parola che danno efficacia a una leadership e portano a buon frutto un progetto.

La mancanza di equilibrio tra silenzio e parola acuisce le incomprensioni, accresce le distanze, limita la libertà. Non è fonte di pace ma di guerre. La comunicazione scatta, si fa luce, quando silenzio e parola interagiscono, e solo quel tipo di comunicazione può condurre per vie di solidarietà e di pace, favorire la realizzazione di ciascun uomo e apportare beneficio all'umanità nel suo insieme.

Unendo il nostro apporto a quello di quanti già operano in questo senso - e sono molti! -, intrecciando con loro sempre maggiori sinergie, vorremmo anche noi contribuire perché sia questo tipo di comunicazione l'humus del nostro futuro.

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