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La reciprocità

Ma la speranza più grande viene da qualcosa di naturalmente comunicazionale, cui abbiamo già accennato: la reciprocità. Un concetto e una realtà, un'idea che si materializza in relazioni.

La base della reciprocità, anche nella comunicazione, può essere considerata la fraternità, che nel nostro ambito non viene presa in conto molto spesso, preferendo lasciarne l'elaborazione alla psicologia, alla teologia o alla politica33. Per noi, invece, ha un senso preciso; anzi, potremmo pensare che essa, la fraternità, nelle nostre d isc ipline prenda proprio il nome di reciprocità. La fraternità non considera l'altro come proprio fratello, e quindi non sugger isc e una comunicazione che sia non solo di routine o funzionale, ma anche arricchita dai legami di sangue e dagli interessi comuni? Nell'amore fraterno, quello autentico, non c'è assoluta libertà, uguaglianza e reciprocità?

La reciprocità di cui parlo è, per intenderci, quella che nasce all'interno della nostra rete di NetOne , questo piccolo gregge di qualche migliaio di comunicatori appena, ma sparso nei cinque continenti34 che cerca di vivere al proprio interno la fraternità, e quindi la reciprocità. Che vuol dire concretamente mutuo aiuto, sostegno nelle difficoltà, ascolto vero e intenso, elaborazione di progetti comuni, fondazione di società di produzione mediatica... E così via35.

Reciprocità non vuol dire solo rispondere a un appello, ad un input , ma farlo coscienti che ciò dà il via a una relazione nuova, e mi obbliga a prendere in conto un cambiamento della mia stessa vita per il nuovo contatto con il mio interlocutore36. Vuol dire anche che le mie parole sono portatrici «non solo di un'esperienza personale... ma anche di una collettiva»37, come sugger isc e Giannini. Nell'universo che attraversiamo quotidianamente - fatto di contatti rapidissimi, un email fuggente, una telefonata gettata lì tra un panino e un appuntamento, un sms sgrammaticato38 -, la reciprocità esige invece che questi mezzi, pur se usati nella spesso necessaria rapidità, siano nel contempo attenti alla persona alla quale si indirizza il messaggio. La comunicazione che vuole essere reciproca non può basarsi sulla "cosificazione" dell'interlocutore, del recettore, ma sull'amore che diventa reciproco39.

Non a caso il cristianesimo ha da sempre associato l'aggettivo "reciproco" al nome comune "amore", per indicare la riproduzione in terra dell'amore celeste. Ma anche in tutte le grandi religioni la "regola d'oro", in positivo o in negativo, indica proprio la reciprocità come regola dell'umana convivenza, elemento di unità oltre le diverse credenze e le sensibilità lontane le une dalle altre40.

Le scienze della comunicazione da tempo considerano la reciprocità come essenziale per l'atto comunicativo, e i modelli più noti la contemplano già. Ma essa è troppo spesso confinata nella freddezza delle relazioni meccaniche, o poco più: più uno, meno uno. Invece la comunicazione della vera reciprocità non può più essere binaria, ma ternaria, perché tra silenzio e parola crea qualcosa di più, un terzo elemento, una terza creazione. La luce. Luce che dà compimento allo stesso binomio silenzio-parola, che è legge prima della comunicazione. Ed ecco di nuovo il nostro tema. Non ci sono ancora modelli teorici che potrebbero spiegare tutto ciò, ma ci si arriverà, ne sono certo.


1Graziano Lingua (a cura di), Comunicare senza regole? , Medusa, Milano 2002, p. 14

2Cf . Mauro Wolf , Gli effetti sociali dei media , Bompiani, Milano 1992, pp. 15ss

3Cf . Michele Zanzucchi , Globalizzazione e mondo unito , in Cultura&Libri , n° 144/luglio-settembre 2003, pp. 39-50

4Cf . Michele Zanzucchi , Media tra tentazioni e speranze , in Nuova Umanità , n° 153-154/maggio-agosto 2004, pp. 315-326

5 Lo s-contro è diabolico (d?a-ßa??e?? in greco vuol dire dividere), l'in-contro, invece, è simbolicamente unitivo (s??-ßa??e?? in greco vuol dire unire)

6 L'Europa ha seguito una linea fondata nella sociologia della comunicazione, con importanti influenze filosofiche normative, mentre l'America del Nord ha sviluppato la comunicazione in una costante ricerca empirica, cercando di cogliere la sua influenza sulle masse. L'America Latina, da parte sua, ha elaborato negli ultimi decenni una notevole corrente di pensiero sulla mediazione sociale dei media

7Cf . Stefano Piano , Sanatana dharma , San Paolo, Cinisello Balsamo 1996

8 Sul significato di dialogo, cf . Ettore Sandretto , I significati della comunicazione aziendale nell'epoca di Internet , in Graziano Lingua , op. cit. , p. 72. Cf . anche Humberto Giannini , La "réflexion" quotidienne , Alinea, Aix-en-Provence 1987, p. 60

9 Scrive Ryszard Kapuscinski: «Tra qualche anno lo storico, desideroso di conoscere un determinato evento, dovrà visionare milioni e milioni di metri di pellicola, il che è naturalmente impossibile. In questo modo la storia reale si allontana da noi, sostituita dalla finzione. La finzione è ciò che sempre più spesso ci viene propinato». Ryszard Kapuscinski , Lapidarium , Feltrinelli, Milano 1997, p. 109

10Wilbur Schramm , The Science of Human Communication , Holt, Rinehart & Winston , New York 1960, p. 2

11Daniel Bougnoux , op. cit. , p. 9. Oppure sono semplicemente «un campo poco organizzato di interessi interd isc iplinari», come sostengono De Fleur e la Ball-Rokeach? Cf . De Fleur Melvin L. e Ball-Rokeach Sandra J. , Teorie delle comunicazioni di massa , il Mulino, Bologna 1995, pp. 17ss e 186ss

12 Anzi, non si usa nemmeno una unica dizione per definire tale d isc iplina: accanto a "scienze della comunicazione", si usano infatti espressioni quali "comunicazioni sociali" o "comunicazioni di massa", "mediologia" o "massmediologia", "scienza dei media", "comunicazione" tout court e via dicendo. Cf . Dominique Wolton , Penser la communication , Flammarion, Paris 1997, pp. 361ss

13Simone Weil , La pesanteur et la grâce , Plon, Paris 1988, p. 54

14 Mario Perniola accusa la massmediologia e le scienze della comunicazione di essersi lasciate sedurre dal "vitalismo" degli ultimi due secoli, corrente che propugna «la demolizione di ogni tipo di logica e di razionalità in nome dell'immediatezza, della spontaneità, della creazione dal nulla» ( Mario Perniola , Contro la comunicazione , Einaudi, Torino 2004, p. 24)

15Cf . in particolare Marshall McLuhan , Le radici del cambiamento , Percezioni e La cultura come business , a cura di Giampiero Gamaleri, Armando Editore, Roma 1998

16 E non va dimenticata la critica che viene rivolta a chi vuole annullare la differenza tra parola ed immagine, tra parola e luce: la parola mantiene beninteso una sua autonomia, e l'immagine non può certo pretendere di scalzarla: «"In principio era la parola": così il Vangelo di Giovanni. Oggi si dovrebbe dire che "in principio è l'immagine"», sostiene Giovanni Sartori con non poco umorismo e un pizzico di verità. Cf . Giovanni Sartori , Homo videns , Laterza, Bari 1999, pp. 14 ss

17Lucien Sfez , Critique de la communication , Seuil, Paris 1992

18Mario Perniola , op. cit.

19Fabio Merlini , La comunicazione interrotta , Dedalo, Bari 2004

20Cf . Michele Fazioli , Il fascino e i r isc hi di un'epoca "superinformata" , in Quaderni grigionitaliani , LXXIII 3, Luglio 2004, pp. 213-218

21 «Vi è chi offre poca speranza. J. Robert Oppenheimer ha fatto notare che la crisi di comunicazione è grave all'interno delle scienze come lo è tra le scienze e le d isc ipline umanistiche. Il fisico e il matematico operano in una misura crescente di incomprensione reciproca» ( George Steiner , Linguaggio e silenzio , Garzanti, Milano 1996, p. 55)

22Corriere della sera , 14 maggio 1996

23 «Si è persa la bussola del sapere» ( Corriere della sera , 21 giugno 2001) , sosteneva Claudio Magris. Mentre il filosofo Emile Cioran, esteta del frammento e dell'aforisma, esultava invece per un sapere «finalmente ridotto in briciole, le uniche unità conoscitive che ci sia dato di investigare» ( Emile M. Cioran , De l'inconvenient d'être né , in Œuvres , Gallimard, Paris 1995, p. 1350) Ma anch'egli cercò, invano, qualcosa che andasse al di là dei semplici Confessioni e anatemi , come titolava un suo noto libro ( Emile M. Cioran , Aveux et anathèmes , in Œuvres , op. cit. , pp. 1641-1724)

24 Nella cacofonia dell'oggi culturale, c'è bisogno di far tacere la propria vanagloria accademica. Di nuovo il silenzio necessario, o liberatore. Di nuovo il silenzio come viatico alla parola che comunica. La comunicazione può iniziare a svolgere il suo compito di unità del sapere, pena il decadimento nell'oscurantismo di una cultura senza più mythos e senza più logos . E senza ancora agape . Ce ne parlerà domani Giuseppe Maria Zanghì.

25 Per una corretta comprensione della differenza tra comunicazione di massa e comunicazione interpersonale, cf . Emmanuel Pedler , Sociologie de la communication , Nathan, Paris 2000, pp. 9ss

26Cf . Mauro Wolf , op. cit. , pp. 13ss. I media avrebbero anche un potente effetto cumulativo che annichilerebbe le coscienze, secondo alcune teorie (pp. 97ss). Cf . anche il provocatorio, ma per tanti versi profetico, testo del primo Eco, il più innovativo forse da lui scritto, allorché era affascinato dalla semeiotica: Umberto Eco , Apocalittici e integrati , Bompiani, Milano 196472003

27 Wolton parla di un «legame sociale» creato dai media, e dalla televisione in particolare, in una società contemporaneamente individualista e di massa ( Cf . Dominique Wolton , Penser la communication , op. cit. , pp. 95ss). E aggiunge: «Pensare oggi la comunicazione, è pensare la massificazione» ( idem , p. 40)

28Cf . Michele Zanzucchi , Media tra tentazioni e speranze , op. cit.

29Cf . Dominique Wolton , Internet et après , Flammarion, Paris 1999, pp. 25ss

30Cf . Giovanni Sartori , op. cit.

31 Francesco Casetti, Prospettive del sistema televisivo in Europa , in Osservatorio comunicazione & cultura , 11/2003, p. 6

32Cf . Michele Zanzucchi , Globalizzazione e mondo unito , in Cultura&Libri , settembre 2003, pp. 39-50ss e Lella Sin isc alco e Michele Zanzucchi (edd.), Comunicazione e unità , Città Nuova, Roma 2003

33 In un suo interessantissimo libro, il massmediologo Armand Mattelard spiega invece, da una posizione assolutamente non cristiana, come fraternità e comunicazione siano andate a braccetto da secoli, in fondo dall'avvento del Cristo, in una sorta di "utopia planetaria". Cf . Armand Mattelard , Histoire de l'utopie planétaire. De la cité prophétique à la société globale , La Découverte, Paris 1999

34 Siamo ancora pochi, ma consola un brano di Gandhi: «Non voglio sottovalutare la forza del numero. Ha la sua importanza. Ma solo quando è sostenuta dalla forza dello spirito... In ogni grande causa, non è il numero delle persone che conta, ma la qualità di cui esse sono dotate» ( Gandhi , I valori della vita , Gribaudi, Torino 1995, pp. 32-33

35 Scrive Antoine Delzant a proposito della reciprocità: «L'esperienza cristiana non si ferma al semplice consenso all'Amore. Essa propone e conduce ad amare l'Amore stesso... quest'avvenimento che ogni uomo è invitato a raggiungere sulla superficie delle cose e degli esseri; essa propone di amare questa relazione nella quale si è presi e che fa sì che si ami il prossimo e il mondo dove l'Amore si dispiega». Antonio Delzant , La communication de Dieu , Cerf, Paris 1974, p. 308

36 Alcuni studiosi se ne sono accorti, come Myron Rush, che scrive: «La comunicazione è il processo che compiamo per trasmettere la comprensione da una persona o un gruppo a un altro. Se non si ha la comprensione non si ha comunicato. Il semplice sforzo di comunicare con qualcuno non garant isc e che questi abbia automaticamente compreso il nostro messaggio» ( Myron Rush , op. cit. , p. 26)

37Humberto Giannini , La "réflexion" quotidienne , Alinea, Aix-en-Provence 1987, p. 57

38 Val la pena di leggere il libretto dello scrittore e critico tedesco Lothar Baier che getta un anatema simpatico e profondo sulla «fame di tempo» della nostra epoca. Lothar Baier , Non c'è tempo! Diciotto tesi sull'accelerazione , Boringhieri, Torino 2004

39 Naturalmente nella comunicazione, almeno finché saremo su questa terra, permarrà sempre una certa disuguaglianza ( cf . Emmanuel Pedler , op. cit. , pp. 22ss), ma la reciprocità può aiutare ad attutire tali differenze ed eventualmente ad annullarle, almeno nell'intenzione

40Cf . Piero Coda , Il Logos e il nulla , Città Nuova, Roma 2003, p. 113

 
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