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Riflessione operativa

Dopo la mattinata comune, ora ci troviamo tra studiosi o studenti di scienze della comunicazione e tra editori, perché pensiamo che il nostro tema possa contribuire ad aprire una riflessione sul futuro della comunicazione. Una riflessione che si riveli operativa, e non solo mero esercizio accademico. Scrive Graziano Lingua: «È evidente che il lavoro di fondazione teorica delle scelte etiche professionali rischia di non essere incisivo se non si crea un legame tra ricerca accademica e professionisti dei media»1. Non è più l'epoca di un'azione che non abbia alle spalle una riflessione approfondita, o al contrario delle elaborazioni di belle teorie che non abbiano nessuna operatività. La natura stessa dei media ci obbliga ad avanzare rapidamente ma guardinghi, evitando di farci travolgere dal tornado tecnologico2.

Il rinnovamento del mondo della comunicazione3 deve investire sia i suoi meccanismi interni - che rischiano di isolare, invece di avvicinare fra loro i comunicatori -, sia le modalità e i contenuti con i quali ci si rivolge ai fruitori. Esso non può aver luogo che sulla base di una solida elaborazione culturale, in un contesto sociale dai caratteri inediti4: pluralità di modelli di riferimento; crescente individualismo; preferenza per rapporti basati sulla relazione orizzontale piuttosto che verticale; concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazioni in poche mani; commistione generalizzata tra poteri politici e proprietà dei media; massicci fenomeni migratori e via dicendo.

Siamo altresì convinti che troppo spesso, nel dibattito culturale attuale, si riduca il problema della comunicazione a quello dei mezzi di comunicazione. Pensiamo che ciò sia fuorviante, perché - prima della discussione sulla natura di tali mezzi con le loro specificità, i loro contenuti, le loro professionalità e la loro etica -, esiste una finalità intrinseca alla comunicazione stessa. Tale finalità è l'incontro tra le persone che comunicano. Incontro, e non semplice relazione: se una comunicazione vera s'instaura, sia chi comunica sia chi è destinatario della comunicazione non rimane uguale a quel che era prima dello stesso processo di comunicazione perché, se lo scontro divide, l'incontro unisce5.

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