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Ron Austin

Come fai, in modo che le persone dicano la verità, quando le intervisti? In che modo ti rapporti con loro?

Sandra Hoggett

Avendo rispetto per le persone che sto riprendendo, cerco sempre di costruire un dialogo, all'inizio. La prima cosa che bisogna fare è persuaderli a diventare parte del documentario. Se non c'è fiducia non vale la pena neppure di cominciare
Il primo brano che mostrerò è l'intervista con Yasser Arafat. C'è voluto una settimana per convincerlo ad essere intervistato e non riuscivo neanche a comunicare con lui, ma solo con il suo numero due. Quando finalmente è arrivata l'intervista mi hanno detto che avevo quindici minuti di tempo. Poi alla fine mi hanno concesso diciotto minuti.
La prima cosa da fare è entrare in sintonia con loro. Ricordo l'intervista che mi ha fatto più paura, quella con Nadia Gordimer, premio Nobel per la letteratura. Lei è una donna che incute paura. La prima cosa che ho fatto è stata "fare i compiti ", cioè leggere tutti i suoi libri e se ti sei perso qualcosa, bisogna essere onesti e dire scusate questa cosa non la sapevo. Bisogna essere onesti con le persone e le persone saranno oneste con te. Quindi preparo le mie domande e poi preparo due o tre parole chiave e normalmente mi fermo su quelle. Quando ho fatto l'intervista a Chiara, per esempio, conoscevo gli argomenti di interesse, magari li tralasciavo per un momento,e poi tornavo indietro. Quello che faccio normalmente è ascoltare durante le risposte, questa è la cosa più importante, perché sono io che sto facendo le domande e quindi sono io poi che devo ascoltare.

Ron Austin

Come è stato intervistare Chiara Lubich?

Sandra Hoggett

Ci sono tre persone alla cui presenza mi sono molto emozionata: Nelson Mandela, l'irlandese John Hume e Chiara Lubich. Certo, con Chiara è stata un'intervista difficile, ma fantastica. La mia amica Margaret Cohen, che non è qui oggi, mi ha aiutato moltissimo nel preparare l'intervista.

Ron Austin

Hai avuto un momento per parlare con Chiara, prima d'incominciare a fare l'intervista?

Sandra Hoggett

Abbiamo individuato delle aree di interesse. Lei sapeva come far proseguire il dialogo, come continuarlo, quando era necessario. Era fantastica. E' stato come fosse lei che voleva dialogare e in un caso del genere è come aver già vinto la "battaglia " ! Ci sono stati dei momenti in cui mi è sembrato che lei stesse cercando quasi di dare una mano a me, davvero! Quando poi abbiamo parlato della visione del Paradiso lei mi ha detto che lì può esserci un posto anche per me ed io ho detto ah, si,si, grazie , sai, perché si cerca sempre di aver un posto in paradiso, no? E Chiara forse è la persona giusta per raccomandarmi!
Il primo documentario che ho fatto, nel 1988, è stato con Margaret Tatcher, era il primo ministro, allora, era un personaggio molto importante. Questo programma riguardava l'influenza da lei esercitata sul paese e sulla nostra società. Il secondo documentario che vedremo riguarda Arafat, ricordo che in quell'occasione ero molto agitata. Pensavo che questa serie di film, che riguardava i premi Nobel, sarebbe stata vista da milioni di persone e sentivo tutta la responsabilità di questo. Dovevo informare, educare e fortunatamente ho potuto consigliarmi con un grande filmaker (adesso è membro del Parlamento Europeo), che mi ha detto: "Sandra, i documentari politici migliori sono quelli dove le persone di tutte le appartenenze politiche guardando quel film, possono pensare che rappresenti il loro punto di vista".Cioè questo è il caso che mostra che nel documentario c'è stato dialogo.
Un'altra cosa importante, a proposito del dialogo, è ricordare sempre il dialogo che occorre avere con la squadra, con la squadra tecnica Ogni film che ho fatto è il risultato di un lavoro di squadra. Se non riesci a comunicare con il fonico, con il cameraman, con tutti gli altri e non spieghi bene a loro quello che vuoi fare, è difficile ottenere quello che hai in mente e lavorare diventa molto più difficile.

Domanda

Quando fai una intervista per far conoscere un personaggio, credo che la chiave sia mettersi al posto dell'altro. Vorrei sapere comunque cosa pensi, come prepari questo tipo di interviste.

Sandra Hoggert

Faccio i "compiti a casa ", leggo. Per esempio, per quella di Arafat, abbiamo una organizzazione palestinese a Londra, quindi sono andata a visitarli, mi hanno dato una biografia di Arafat. Ho anche telefonato a più persone possibile che lo conoscessero, accademici, palestinesi, ebrei, all' Università di Tel Aviv. Ed ho fatto lo stesso per Rabìn, era l'anno prima che fosse assassinato. Sono stata veramente contenta quando ho ricevuto una lettera di Simon Peres che mi ha scritto che avevo fatto un documentario bello. Un anno dopo l' assassinio di Rabin è venuta fuori questa lettera di Simon Peres! Quando si intervista un capo di stato, ci sono delle precondizioni che sono dettate da altre persone. Si, nel caso di Rabin lui valeva una lista di domande, nel caso di Nelson Mandela no.

Un intervento

Voglio fare i complimenti per il tuo lavoro per Chiara, perché è molto, molto adatto per il mio paese. E questo posso confermarlo perché nel mio studio di post produzione abbiamo fatto la traduzione e chi ha fatto l'audio non fa parte del Movimento. Era colpito che sia così semplice poter parlare di Dio e di cose profonde. Allora ti vorrei ringraziare.

Sandra Hoggett

Thank you very much.

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