logo NetOne - media and a united world

NetOne

media and a united world

Filippo Mauceri

E' molto interessante quanto dice. Lei diceva appunto di parlare alla gente nel modo in cui la gente si aspetta. Visto che la tecnologia è sempre più alla portata di tutti noi vorremmo stimolare attraverso una grande vetrina come la televisione- all'interno di un palinsesto, in una posizione strategica, avendo questa grande amplificazione -stimolare, appunto,chi ci ascolta e chi ci vede. Sappiamo benissimo che ormai ci sono telefonini , macchine fotografiche digitali. Noi, visto che parliamo con l'immagine, con l'invio di materiali registrati dalla realtà, abbiamo questo obiettivo: avere mille, cento mila, milioni di occhi pronti a cogliere aspetti della vita quotidiana e a rimandarli. Cioè, noi vorremmo aprire questa finestra. Noi in questo momento stiamo diffondendo delle cose, ma vorremmo che tutti voi poteste fare la stessa cosa, attraverso un sito internet che possa contenere questa fonte di materiali. Sarebbe poi nostra cura, in qualità di autori, selezionare, decidere cosa rimandare poi nuovamente nel piccolo grande schermo che è la televisione. Questo, per rispondere alla sua domanda.

Michele Afferrante

E' singolare questa affinità di discorso, perché nel format che ho depositato per Il senso della vita si parla proprio di pubblicità, nel senso che noi andiamo a coprire un minuto che di solito è proprio il momento del minuto pubblicitario. Insomma, c'era l'idea di comunicare in termini quasi, tra virgolette, pubblicitari. Lo dicevamo prima: Il senso della vita vuole fare pubblicità alla vita, ma rovesciando il metodo. Perché naturalmente la pubblicità, anche in maniera subliminale, comunica per poter far acquistare qualcosa, noi vogliamo proprio staccare le due cose, noi vogliamo comunicare qualcosa che la vita ci dona, ma appunto in termini di qualità dell'immagine.
Jean-Luc Godard diceva che l'immagine bella non è bella in sé, ma lo è in quanto è splendore del vero. Cosa significa? Io lo interpreto in questo modo, che ci sono immagini che, rimandate all'interno di un contesto, illuminano, danno un significato alla vita. Ecco, questa è la nostra prospettiva.
Cioè tutti sperimentiamo nella nostra dimessa quotidianità il senso della vita, alle volte guardando per la prima volta, poniamo, il volto della propria madre, perché è nella quotidianità abitudinaria che viene il momento in cui qualcosa viene in evidenza. Oppure in un qualsiasi gesto della quotidianità colta in un autobus, ovunque. Ecco, noi vorremmo recuperare proprio questo momento che ha valore in assoluto, ma ancora di più inserito all'interno di un contesto. Chi sta guardando la televisione a un certo punto vede questa goccia che espande i propri cerchi.
Una delle provocazioni che volevamo fare -non è stato possibile per ovvi motivi- è mandare quaranta, cinquanta secondi di un passaggio di nuvole, semplicemente. Questo può avere il significato di recuperare una sorte di verginità dello sguardo, recuperare qualcosa che abbiamo perduto, un' armonia che non ci appartiene più. Credo che dall'elemento minimo dallo sguardo privo di categorie, dallo sguardo puro nei confronti della realtà si giunga alla dimensione simbolica.

Filippo Mauceri

Vorremmo anche, infatti, smuovere un po' le coscienze, in qualche modo, da questo torpore televisivo che ormai ci avvolge. Ovviamente nella brevità che a noi è concessa per il momento,siamo obbligati ad ambire ad un posizionamento sempre più strategico. Ed in questo mi rifaccio ancora alla domanda di Marco. Ci sono delle prospettive che adesso non possiamo ancora dare per certe, ma evidentemente quando questo accadrà ve ne accorgerete, anche se sarà solo un minuto, perché sarà posizionato in un punto in cui non si potrà non vedere, per gli spettatori italiani , certo! Ci auguriamo che questo possa avvenire anche in altre televisioni: se mai, fatecelo sapere!

Michele Afferrante

Uno dei riferimenti culturali che ci ha orientato è stato un piccolo libro di Roland Barth "La camera chiara", che è un saggio sulla fotografia, non so quanti di voi lo abbiano letto. Lì si parla del punctum, di che cos'è il punctum della fotografia: quell' elemento marginale che noi non vediamo, ma che in qualche modo ci appartiene, e che -dice Barth- ci punge, ci ferisce, ci ghermisce. Allora, quella fotografia è e non è nostra, non ci appartiene, non è la fotografia che possiamo trovare nella nostra casa, eppure ci appartiene, perché c'è quel dettaglio che da un certo punto di vista è assoluto. Questo è un ulteriore elemento che ogni volta orienta la nostra scelta.
Un' ultima cosa: negli anni ‘50, spero che molti di voi lo conoscano, Cesare Zavattini diceva semplicemente che sperava che ogni persona potesse avere, e qui siamo alla base della grande teoria del neorealismo, potesse avere una telecamera per riprendere la vita. Detto allora era paradossale, perché comperare una cinepresa con i prezzi proibitivi di allora, era impossibile. Ma ora siamo arrivati proprio a questo, ognuno nella sua casa ha una telecamera, ha la possibilità di riprendere " la vita ". Noi in qualche modo attualizziamo quella grande aspirazione zavattiniana, che la gente faccia suo questo mezzo, che è il mezzo televisivo, e possa rimandare qualcosa di qualitativamente alto e significativo.

Ron Austin

Mi rivolgo ora a Sandra Hoggett, autrice di documentari e giornalista presso la BBC e Channel Four, intervistatrice di grande capacità.
Potresti dirci qualcosa riguardo a quali erano le tue motivazioni, quando hai cominciato a fare questo tipo di lavoro?

Sandra Hoggett

All'Università ho studiato Politica ed Economia, leggevo i giornali e mi dicevo che sarebbe stato molto bello avere un lavoro dove si viene pagati per leggere il giornale! Politicamente mi ispiravo alla Sinistra e ho pensato che la televisione era il posto dove si poteva cambiare il mondo e io volevo cambiare il mondo! Guardando indietro ai miei venticinque anni di lavoro, ricordo che ho conosciuto due persone che sono riusciti a cambiare un pochino, spero per il meglio, il loro mondo. Uno era un condannato che aveva assassinato qualcuno, però non se lo ricordava, non aveva più memoria di questo. Ho saputo che sua sorella aveva visto il documentario su di lui, in prigione e il suo lavoro con lo psicologo. Come risultato di questo film la sorella e la madre sono andati a visitarlo ed è tornata la memoria. La sua storia aveva a che fare con delle violenze che lui aveva subito. Poi è uscito si è sposato ha avuto dei figli.
L'altra persona è stato un senza tetto che desiderava riavere la sua famiglia. Una sua parente lo ha visto, nell'intervista che avevo fatto, e la famiglia si è fatta viva e lui è potuto tornare in famiglia.
Quando ho cominciato a lavorare per la televisione mi ricordo che il mio professore dell'Università mi diceva: "Che tipo di lavoro vuoi fare?" Io ho avuto una madre che mi ha trasmesso i valori dell'onestà e del rispetto per me stessa, quindi ho cercato di vivere questi valori. Molte persone che sono in televisione accettano anche di vendere se stessi, ma io ho voluto sempre e solo fare dei documentari che riguardassero le persone, se ho fatto qualcosa è di dedicarmi alle persone dei miei film. Io sono convinta che c'è un talento naturale per quanto riguarda l'abilità di parlare con le persone, ma ci sono anche delle tecniche, che si imparano, per fare questo.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.