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Michele Afferrante

Innanzitutto è un programma popolare, e questo frammento è andato intorno alle 19,40 con uno share di oltre 8 milioni di telespettatori. La provocazione, ma non soltanto questo, il di più che ti offre è che si inseriva in un contesto in cui c'era il battito cardiaco del bambino, perché subito dopo il frammento c'era l'ecografia tridimensionale del bambino che dopo qualche mese sarebbe nato. E quindi ci inserivamo all'interno di questo contesto con questo momento, che ci ha interessato, non soltanto per l' omogeneità con il tema. Perché molte volte Il senso vita era nato per staccarsi, per andare anche a contrappuntare in maniera alle volte proprio radicale quello che si stava vedendo. Qui ci interessava perché la forza e l'espressività del breve inserto di Tarkovskj, la qualità dell'immagine in quel programma popolare, poteva dare il di più. E in quel segmento, con la donna che prega di poter essere madre, c'è una stratificazione di significati, di simboli, di rimandi, non soltanto la Madonna del parto, di Piero della Francesca, ma tutto un insieme di cose: la preghiera dalla donna, il volo delle colombe, che comunicano diversi livelli di senso, al telespettatore. Ecco, quello che a noi interessava era immettere in questo flusso un momento di sospensione e di riflessione allo stesso tempo.
Un'ultima cosa: il segmento, il frammento, noi lo abbiamo definito come unità minima di senso. Distaccato anche da quello che è il corpus, in questo caso un film, mantiene una sua significanza, mantiene una sua potente forza comunicativa. Questa è l'operazione e la progettualità su cui è nato Il senso della vita.
Il prossimo frammento che vedremo, anche questo era nel medesimo talk shaw, era inserito in un discorso sulla amniocentesi. Il dibattito verteva sull'opportunità o meno di fare questo esame clinico, quindi era centrato su questa operazione. E noi,come abbiamo lavorato? Non, appunto, sullo specifico, ma su quelle che potevano essere le conseguenze. Ci siamo ricordati di un documentario di Daniele Segre che avevamo visto e siamo riusciti a trovarlo.

Filippo Mauceri

Intanto premetto che ogni segmento che mandavano in onda era preceduto di una lunga anche molto ponderata riflessione tra noi, su quello che di volta in volta dovevamo mandare in onda.
Il segmento parla da sé, mostra un incontro amoroso, diciamo, uno scambio di affettuosità fra due ragazzi " normalissimi ".

Michele Afferrante

In questo caso si è trattato di restituire una visibilità al documentario, perché fu mandato in tarda note da Rai 3, visto da pochissime persone. Restituire, certamente, in forma segmentata, un frammento che ha un senso, una qualità, una sensibilità. In questo caso specifico, lo sappiamo tutti, la amniocentesi è in modo particolare un'analisi che permette di individuare il morbo di Down. E molti, anche le statistiche parlano, individuata questa malattia genetica, decidono di abortire. Far vedere questo minuto, significava mostrare quello che una scelta avrebbe interrotto. Ovvero, questo dialogo così delicato e libero tra una ragazza e un ragazzo con sindrome di down, ha mostrato persone come noi, che hanno, appunto una sensibilità, una emotività, una sessualità,: hanno una vita. Questo è il di più che noi siamo andati a mostrare, naturalmente da una angolazione, da una prospettiva molto particolare, che ha creato anche qualche problema, con la produzione.
Alle volte queste nostre scelte non si capivano, però noi abbiamo lottato, abbiamo giustificato di volta in volta le nostre scelte e abbiamo avuto la fortuna di trovarci di fronte un personaggio come Bonolis che, appunto, comprendeva tali scelte.

Filippo Mauceri

Nel prossimo inserto video si parla invece di un elemento che è e sarà sempre più prezioso, che sarà l'oro o il petrolio dei prossimi anni: l'acqua, con i drammatici problemi connessi. Il talk show in quel caso era specificamente rivolto a questo argomento e noi abbiamo fatto una pura provocazione attraverso questo segmento.

Michele Afferrante

Anche questa è stata una scelta omologa al tema trattato, si parlava dell'acqua e si fa vedere l'acqua, ma non solo questo. A parte che si è trattato di ricuperare delle immagini mai viste: è un film di un iraniano che in Italia ha avuto circolazione solo in video cassetta. Quello che ci ha convinto , qui, sono state le immagini ( del ragazzo che scava il deserto e dell'acqua che esce ad un tratto come un fiume impetuoso) che rimandano appunto un lucore, una forza drammatica ed espressiva, in un contesto televisivo sempre più omologato. Qui ci piaceva questa figura del ragazzo, appunto, altra, dalla nostra cultura, che dialoga con la musica, con le note di Beethoven, in un finale quasi da giorno del giudizio, in lotta con un ambiente denso di aridità, di sterilità, molto simbolico, per noi fondamentale da inserire in quel momento.
Per capire il meccanismo della nostra idea dovremmo immedesimarci negli spettatori di una domenica pomeriggio che guardano un talk show tranquillo, rilassato e all'improvviso vedere questo segmento che arriva di punto in bianco: questa era l'idea della nostra provocazione.
Voglio ancora ricordare che quando abbiamo depositato il nostro format abbiamo coniato questo slogan: Il senso della vita vuole fare pubblicità alla vita.

Marco Aleotti

Per chiudere vi chiedo se avete un progetto, per il futuro.

Filippo Mauceri

Il progetto è quello ovviamente di continuare con questa forma, possiamo dire così, della frammentazione, dell' aforisma, ma c'è anche l'ambizione di riuscire ad avere uno spazio dove poter affrontare il senso della vita su temi ogni volta diversi e anche con l'intervento di personaggi significativi. Vorremo comunque sempre mantenere questo discorso della frammentarietà perché è la cosa primaria che ci interessa .

Domanda

Faccio una premessa: io lavoro nel marketing e vengo dalla sezione del giornalismo. Si è parlato dei problemi del comunicare, nel senso di riuscire a trasmettere i valori in modo che i nostri ascoltatori capiscano. Sappiamo che c'è una ricerca secondo cui il 15% degli italiani ritiene di trarre informazioni da fonti giornalistiche. Se noi ci poniamo la domanda: gli stili di vita oggi, da che cosa sono influenzati? Dalla famiglia, dalla Chiesa, dalla scuola, dai giornalisti o dalla pubblicità? credo che tutti noi condividiamo la convinzione che sono influenzati più che altro dalla pubblicità, perché parla a mio parere il linguaggio della gente.
I giornalisti, gli insegnanti, i sacerdoti no. Spesso loro dicono che quando parlano, la gente si annoia perché la gente cerca il disimpegno e non argomenti impegnativi .
Io credo che l'esempio che Afferrante e Mauceri hanno dato è proprio quello che noi dobbiamo cercare. Cioè dimostrare che i valori, se sono dati con il linguaggio di oggi, che è visivo, fatto di immagine e di sintesi, allora viene accolto. Trovo che il loro stile è geniale: oggi per essere compresi dobbiamo parlare in modo sintetico perché la nostra è una cultura mediatica fondata su simboli.
Io volevo chiedere loro se condividono il fatto che la comunicazione del futuro, ma anche quella di oggi, potrà nascere solo dall'incontro di professionalità diverse che fino ad oggi hanno lavorato separatamente, c'è chi lavora nella televisione, chi nel giornalismo chi lavora in pubblicità e così via. A me sembra che se non prendiamo questa strada non riusciamo a raggiungere il cuore della comunicazione.

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