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Fotogrammi di vita - Percorsi di lavori tra il cinema e la TV
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Laura Laurent

TAVOLA ROTANDA - 2° parte

Ron Austin

Vi ho già detto quanto io sia felice di essere qui con tutti, vecchi e nuovi amici. Faremo adesso la conoscenza con qualcuno che non solo ha vinto due premi, ma ha anche vinto premi dal punto di vista umanitario, è stata premiata come scrittrice impegnata per i valori umani. Sono stati addirittura i suoi colleghi ad averle conferito questi premi, e la ringrazio per essere oggi qua con noi.

Anna Sandor

Ero molto piccola quando ho lasciato l'Ungheria e ritengo che tutti gli scrittori scrivano in un certo modo delle proprie esperienze. Quando ero piccola abbiamo lasciato il nostro paese, ci siamo spostati in un nuovo paese dove si parlava una nuova lingua. Questo mi ha reso sicuramente una scrittrice migliore, sia dal punto di vista interiore che esteriore. Ora penso in inglese, sogno in inglese, ma quando mi sento male, allora inizio a sognare e pensare in ungherese!

Come ho già detto, essere portata via dalla mia casa e iniziare una nuova vita mi ha aiutato come scrittrice, perché questo è stato sempre uno dei temi principali nelle mie opere. Un altro tema è stato la ricerca di mio padre, morto quando ero giovane. E quindi cerco sempre di trattare temi piuttosto personali.

Vorrei ora parlare del tema del "silenzio", secondo me il silenzio è qualcosa di estremamente profondo. Quando ero piccola spesso mi trovavo da sola, e cercavo sempre qualcuno che mi facesse luce, mi indirizzasse verso la luce.

Mi occupo soprattutto di film per la televisione e penso che come scrittrice, come artista io ho un " dovere segreto ", in quanto vi è un pubblico che deve guardare ciò che noi produciamo e questo può influenzare e cambiare le loro vite. Cerco ogni volta che scrivo, di portare una piccola differenza, di portare un piccolo contributo nel mondo, una luce.

Io sono ebrea, provengo dall'Ungheria che ha subito una storia terribile negli ultimi anni, quindi questo fa parte del mio background, e continua a far parte dell'esperienza della mia vita. Ho scritto diversi pezzi riguardo l'olocausto, ma ho anche trattato il tema, come ho già detto, della ricerca di un padre, la ricerca dell'identità, dell'amore. Ho cambiato la mia identità quando ero bambina e questo è stato sicuramente una delle cose più profonde, più scioccanti che mi siano successe.

Le sequenze che vedremo fanno parte di un racconto in cui ho cercato di mettere il più possibile la mia esperienza personale. Il film infatti riguarda due facce della stessa persona, l'una, quella di una donna la cui madre e la cui sorella sono rimaste in Polonia durante l'olocausto; l'altra è quella della sorella che con il padre invece è stata costretta a trasferirsi in America. Spostandosi in America questa bambina ha cambiato la propria identità. Senza dirlo al proprio padre ha deciso di tagliare, di dimenticare le proprie esperienze del passato e pensa che la sorella e la mamma che si trovavano in Polonia con il resto della famiglia, siano scomparse. All'improvviso scopre che continuano a vivere e che stanno per raggiungerla in America.

La scena che vediamo descrive appunto la sua andata alla stazione, per incontrare la sorella che arriva dalla Polonia. Ritengo senza dubbio che il silenzio a volte possa dire di più che momenti di dialogo, e penso che tutti voi nella vita di ogni giorno, possiate dire che ciò che spesso si dice in un dialogo, in realtà non vuole dire ciò che una persona realmente pensa. Nei sei minuti di film che vedremo vi è solamente un piccolo dialogo. In questa scena la protagonista riceve una chiamata, in cui le viene detto di partire per ritrovare sua sorella, non vuole farlo, ma lo farà. Lei non vuole stare con la sorella, ma sono costrette ad stare insieme e nonostante il dialogo sia molto breve riescono a capirsi a comunicare tra di loro. Vi è una parte del film dove Rosa, l'americana, ascolta sua sorella piangere, ma non si avvicina a lei. Penso che il regista abbia diretto questa scena in maniera eccellente esprimendo il punto di vista di Rose. Si vede come non ha voglia entrare nella camera della sorella, ma come alla fine riesca a farlo, forzata dal suo cuore.


PROIEZIONE della sequenza

Domanda

Ci può raccontare un po' di più come è avvenuto questo progetto.

Anna Sandor

Ciò che è successo è che ho cominciato a scrivere la storia nel mio computer e poi l'ho messe in pratica sul set. E solo nell'ultima parte ho iniziato a collaborare con il regista. Abbiamo da quel momento lavorato insieme ed è stata una collaborazione positiva.

Vorrei dire un'ulteriore cosa che penso sia rilevante in questa conferenza. A volte come scrittore è la storia che ti dice come andare avanti. Alla fine della storia c'è una lettera della mamma che la sorella della Polonia ha tenuto segreta e che non vuole dare a Rose. Bene, non avevo idea di cosa quella lettera potesse dire. Fino a quando all'improvviso ho capito che ciò che importava è che quella lettera esisteva e non era importante che cosa la lettera diceva, ma il fatto che la sorella la tenesse segreta. Alla fine la cosa più importante è stata che la sorella rivelasse che la cosa che più importava per lei era l'amore. Che l'amore poteva vincere tutto.

Questa è la frase che ho scelto alla fine di scrivere nella lettera e di mettere sulla lapide della madre morta. E penso che questo sia stato il momento più importante, diciamo il momento rilevante dell'intera storia.

Domanda

Vengo da New York. Vorrei tornare sul tema del " dovere segreto " dello scrittore. Può dirci di più riguardo a questo dovere segreto?

Anna Sandor

E' un'espressione che ormai non si usa più, in quanto ormai viviamo in un mondo globalizzato, in cui è un dovere dire che cosa uno scrittore o comunque un artista pensa necessario dire al pubblico, ossia comunichi il suo messaggio.

Faccio un altro esempio. Ho trattato la storia di un calciatore la cui madre era malata e ha deciso di abbandonare la propria carriera nel tentativo di aiutare la madre. E ha deciso di farlo nonostante amasse la sua carriera, e anche qui penso che la mia esperienza abbia a che fare con questa storia, perché di nuovo si tratta di amore.

Mi è successo che ho ricevuto una telefonata, qualcuno voleva parlare con me, dicendomi che era un imprenditore che aveva visto il mio film e alla fine del film ha deciso di chiamarmi, era un donatore di rene e ha deciso di chiamarmi dicendo che voleva collaborare con me per aiutare li altri. E questo è un esempio di come ci possa essere una collaborazione concreta con le persone. Sono stata estremamente contenta di avere dato della luce a questa persona, e penso che questo sia una delle cose più importanti, ossia che una persona ti dica " Ti voglio bene ", che ti ringrazi.

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