terza sessione:

"Comunicazione e unità - le prospettive"

Globalizzazzione e mondo unito

3s-paololPaolo Loriga
Laureato in economia, si è specializzato in scienze sociale e in giornalismo. Dal 1984 lavora per la rivista "Città Nuova", dove tratta i temi relativi all'atualità sociale e alla comunicazione. Responsabile dei servizi "speciali", ricopre attualmente l'incarico di caporedattore.


Il mondo unito è il senso della vostra linea editoriale di "Città Nuova" e ad esso volete formare i lettori. Ma non rischiate di piegare ai vostri ideali la sensibilità?


Uno degli assunti della comunicazione è che le persone, più informazioni ricevono, più sono in grado di decidere liberamente. Ma cosa constatiamo? Che la gente, sommersa di notizie, è disorientata, ha perso il senso di marcia. Ed invece c'è, ed è quello verso il mondo unito. Questa nostra impostazione riceve conferme anche da tanti colleghi autorevoli. Enzo Biagi mi ha telefonato una volta in redazione per dire di procedere su questa linea.

Per cui, in questo nuovo scenario della globalizzazione io mi trovo benone, perché può aiutare ad accelerare il processo di integrazione tra i popoli del pianeta. Ma c'è una precisazione da fare: il fenomeno va considerato per quello che è, ovvero uno strumento che può essere male usato, ma che di per sé può aiutare l'umanità a raggiungere il vero obiettivo, quello di diventare un'unica famiglia umana. A motivo di ciò sulla rivista cerchiamo di valorizzare i dialoghi (come metodo e come prospettiva), le diverse culture e la ricchezza dei vari popoli. In questa logica, trova una collocazione alta anche l'ecologia, ad esempio, perché il pianeta è la casa di tutti.

Insomma, volete mettere in rilievo il positivo...


Attenzione a non dare a questo termine e a questo impegno un'accezione riduttiva, da buonismo pietistico. Quando vado in giro, magari tra i profughi albanesi o i terremotati italiani o le famiglie dei sopravvissuti di Sarno dopo la valanga di fango, descrivo le situazioni negative e stigmatizzo ciò che non va. Ma non mi fermo a questo. E non per dare ai lettori qualcosa di edificante e consolatorio, ma perché la realtà comprende anche altro, ovvero c'è un sacco di gente che si dà da fare, che ricostruisce case e futuro, che collabora, che solidarizza e che non fa rumore. Anche a questi bisogna dare voce e rispetto. Da qui il grande impegno di ascoltare, anzi di saper ascoltare.

In redazione, ho avuto una gran scuola di scrittura, ma soprattutto mi hanno insegnato ad ascoltare. L'intervistato non è una fonte di notizie, un limone da spremere, un juke-box di emozioni e sfoghi che fanno sempre tanto colore negli articoli. E' una persona, ed ho imparato ad avvicinarmi ad essa in punta di piedi, tanto che si tratti di una personalità o di un comune mortale. Identica è la loro dignità. In questo modo, l'altro non si sente aggredito o strumentalizzato, e le interviste, alla fine, non sono mai banali o superficiali. Anzi, più di una volta, spento il registratore, l'interlocutore, e sono stati anche personaggi della politica, dell'economia, della cultura, mi ha confidato pene personali o familiari.

 

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