Ha preso il via oggi a Tagaytay, nelle Filippine, il "World Media Congress 2016" WMC2016, il forum mondiale di professionisti del giornalismo, laico e religioso, nato nel 1930, e promosso oggi da ICOM, l’Organizzazione Cristiana Internazionale dei Media, dall’Istituto di Spiritualità in Asia (ISA), e dalla rivista Città Nuova, nella sua edizione filippina.

   Sul tema “Synergy in Media: Empowering People in Facing Global Challenges” si confrontano giornalisti, editori, docenti di comunicazione e altri professionisti dei media provenienti da diversi Paesi, accomunati da una sensibilità condivisa in fatto di etica e valori del giornalismo, e per la scelta di un modello di comunicazione che sia obiettivo e accurato, rispettoso di tutti i popoli, delle loro culture, e di tutte le religioni. 

   In cima all’agenda il tema attualissimo dell’ecologia, declinato in materia di giustizia climatica e della narrazione che ne propongono i media. Si parla poi di media e spiritualità, e grande spazio è dedicato alle tendenze recenti che vedono protagonisti i “new media”, quelli digitali soprattutto, nella loro costante evoluzione, e alle prospettive che un approccio sempre più integrato ai mezzi di comunicazione di massa può offrire in termini di completezza, fruibilità, rapidità e capillarità dell’informazione. Non manca una riflessione sulla responsabilità dei media e dei singoli operatori della comunicazione, per via dell’influenza che essi esercitano sulla società rispetto alla rappresentazione condivisa di fenomeni globali e alla gerarchia diffusa dei valori.

   All’incontro è presente anche NetOne, la rete internazionale di comunicatori per un Mondo Unito, con Michele Zanzucchi, direttore dell’edizione italiana di Città Nuova , e Stefania Tanesini, del servizio informativo dei Focolari, entrambi membri della Commissione Internazionale dell’organismo.

   “Confesso con una certa vergogna di essere arrivato a questo congresso dell’ICOM nelle Filippine, con una certa supponenza nordica ed europea - scrive Michele Zanzucchi sul suo profilo Facebook, condividendo un primo resoconto della giornata - noi abbiamo la vera cultura, noi maneggiamo le culture per “governare” i fenomeni sociali. Mi sono subito dovuto ricredere, già con i due primi speaker, un manager del network ABS/CBN, Dennis Lim, e un gesuita, Emmanuel “Nono” Alfonso”.  I due relatori – spiega il direttore di Città Nuova – “hanno introdotto l’uditorio nel mondo della comunicazione digitale, che sta dominando il mondo delle relazioni così come la cosiddetta infosfera. Con eleganti ed efficaci presentazioni audiovisive hanno mostrato come da una parte l’intero mondo informativo, culturale, artistico e dello spettacolo sia ormai inglobato – e valorizzato – nel digitale (Lim), e dall’altra come le implicazioni etiche facciano tremare i polsi dell’intera società, ma con una grande crescita della responsabilità personale e collettiva (Alfonso)”. “La nostra cultura libresca – si chiede quindi Zanzucchi - dov’è in tutto ciò? Resterà?”.

   Un interrogativo stringente che traspare anche dalle cronache di Stefania Tanesini: “Dennis Lim ci ha aperto al mondo liquido e sempre un passo avanti della sperimentazione digitale. Piattaforme di collaborazione a tutti i livelli, creativi appassionati, storytelling sulla vita reale sono gli elementi necessari per non perdere il treno del futuro”. “Il futuro prossimo (sì, proprio quello che già stiamo vivendo) – aggiunge - sarà dominato dai contenuti. Semplice. Non da fiction, film, trasmissioni o prodotti per TV via cavo. Nulla di tutto questo sopravviverà. Ci saranno solo contenuti video, per così dire, che andranno online sulle piattaforme più diverse, devices per realtà virtuale compresi”.

   Se questa è la prospettiva, saranno allora Paesi come le Filippine, al primo posto nel mondo per consumo di Internet, con un'età media di molto inferiore a quella dei Paesi occidentali, a fare da traino e guida all’Europa, appesantita – è il caso di dirlo – dai suoi troppi e pesanti tomi. 

Claudia Di Lorenzi

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