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L’obiettivo è quello di promuovere una TV “a colori” dove accanto ai “bianchi” occidentali possano trovare sempre maggiore spazio persone di altre etnie e culture, dalla pelle di un colore diverso, africani o asiatici, ancora poco rappresentati e sempre relegati in ruoli marginali, negativi o stereotipati.

È il cuore della petizione indirizzata al ministro per la Cultura Dario Franceschini e al Direttore Generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto e lanciata sul portale change.org  (https://www.change.org/p/per-una-televisione-a-colori ).

Autore dell’iniziativa è un papà 40enne di origine eritrea, da oltre trent’anni in Italia, a Prato, scrittore ed editore, Brhan Tesfay, che lamenta di non riuscire a vedere la tv, il cinema e la pubblicità con il figlioletto Thomas di due anni: a preoccuparlo sono soprattutto i modelli culturali e gli stereotipi che essa veicola, le distorsioni di una realtà rappresentata solo in maniera parziale e preconcetta. “Nella pubblicità non si vedono bambini neri se non per raccolta fondi per bambini africani che muoiono di fame – afferma - nei film e nelle fiction il nero, l’arabo, l’asiatico, l’europeo dell’est, il diversamente abile… incarna ruoli stereotipati (spacciatore, prostituta, clandestino, criminale, buttafuori, colf, badante, tribale, selvaggio, terrorista, patetico, bisognoso), questa è la pappa tossica che viene offerta a mio figlio Thomas”. “La televisione - continua – è fondamentale anche per l’idea che si fa uno di sé, allora mio figlio che cosa deve pensare di se stesso? Anche se parla poco sta immagazzinando informazione attraverso le immagini”.

Nelle sua petizione - che ha già raccolto oltre 12mila firme - lo scrittore afferma che “la realtà è in movimento, le rappresentazioni della realtà no. Essere nero, essere di un genere, appartenere ad un’etnia, essere diversamente abile, non possono essere continuamente rappresentati come una colpa, e non possono essere chiamati in causa solo per rappresentare stereotipi negativi”. L’autore della petizione chiede quindi "coraggio e fantasia nel fare una legge con norme specifiche in grado di stimolare, verificare il rispetto di una narrazione pluralista e non stereotipata in tutte le fasi della produzione.”

Il riferimento ultimo è al disegno di legge n. 2287 recante disposizioni in materia di “Disciplina del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo” proposto dal Ministro Franceschini, attualmente allo studio del Senato. Un testo che Brhan Tesfay chiede di rivedere perché diventi “uno stimolo alla rivoluzione della rappresentazione, un inno alla normalità con tutte le sue sfumature”.

Lo scrittore sottolinea come il problema di una rappresentazione mediatica della realtà viziata dagli stereotipi non sia solo italiano, e ricorda le parole di un attore britannico, Idris Elba, che parlando al parlamento inglese così sintetizzo la questione: «I talenti artistici sono ovunque, l’opportunità no».

Infine il suo appello “a chi produce, organizza rappresentazioni (tv, cinema, pubblicità, teatro ecc” è quello “di prendere atto della realtà, di avere fiducia nella passione e nell’intelligenza di tutte le persone che si nutrono delle loro produzioni” e “di avere fiducia nella nostra capacità di cittadini, di abbandonare il ragionamento solo per stereotipi, di fare a meno della pigrizia mentale”, perché “tutti ci meritiamo una televisione a colori, che racconti il meraviglioso, e variegato mondo attuale”, che offra una “rappresentazione inclusiva e pluralista, dove il genere, il colore, l’etnia, l'abilità fisica, la nazionalità, la religione non siano incarnazione di stereotipi negativi”.

 

Claudia Di Lorenzi

 

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