Il tema è di quelli da primo piano: come favorire l’integrazione in Italia dei migranti in fuga da guerre e miseria. Ma i giornali lo trattano sommariamente inseguendo una politica stanca,  svogliata e un po’ scontata, come da copione in queste ultime giornate d’agosto. Diversamente da ciò che fanno alcuni giovani artisti, che proprio l’arte, la poesia, la musica e la comunicazione visiva hanno scelto come veicolo di conoscenza e condivisione con i loro coetanei migranti.

Il progetto si chiama “Synopsis, uno sguardo di insieme” e muove da una sorta di “brain storming” artistico: si comincia da uno stimolo comune e ciascuno, a partire dalla propria esperienza, offre un contributo canoro, teatrale, una poesia, un testo da musicare o una storia. Ne deriva un insieme di pezzi eterogenei mescolati tra loro, una sorta di contaminazione inedita dove si fondono in un insieme originale forme espressive ed artistiche diverse, e diverse storie, culture, lingue, tradizioni, talenti, abilità.

 C’è un video, girato da Rocco Manuel Spiezio, regista e documentarista, tra gli ideatori del progetto, che racconta lo sviluppo di questo processo creativo del tutto spontaneo: niente traccia né copione da seguire, solo una frase a fare da fonte d’ispirazione. “Spesso le nostre perle sono nascoste dentro i gusci degli altri” è la scintilla creativa. “A partire da questa frase – racconta Spiezio - si è cercato di scavare dentro l’esperienza di ciascuno per portar fuori contributi di natura teatrale, performativa, musicale e canora.Quindi si è cercato di unirli ed è venuto fuori un collage”.

 In effetti – continua – “L’idea del progetto è nata da un gruppo di attori, registi, critici teatrali, cantanti, performer e poeti, allargato a più discipline e impostazioni di lavoro. E al workshop di sei giorni che abbiamo organizzato per concretizzare l’idea, in un centro sociale in zona tiburtina, sono venuti sei o sette ragazzi provenienti da diversi paesi africani, ospiti del centro di accoglienza Staderini - che si trova sulla via Casilina a Roma - accompagnati dalla loro insegnante di italiano, Paola Di Sabatino. All’inizio non si era pensato di centrare la cosa su di loro e anche tra loro c’era un po’ di titubanza perché non sai chi hai di fronte. Poi pian piano si sono aperti e si è creato un clima affettuoso e di rispetto”.

 E così a partire da quella frase i giovani africani hanno cominciato a raccontarsi, ed esprimere il desiderio di riscatto, di essere considerati alla pari. “Chi ha il talento e lo riconosce o lo intuisce – spiega Spiezio - vuole provarci, sente il bisogno di tirarlo fuori anche per uscire dalla marginalità, e grazie a queste esperienze può farlo perché è quando sei in relazione con gli altri che ti osservi, ti conosci e riconosci un talento che hai a disposizione”.

 Tra i contributi offerti dai ragazzi africani notevole è stato quello di un rapper con una esperienza musicale fatta in Africa: “Ha scritto un suo pensiero in inglese e noi lo abbiamo messo in musica – racconta il documentarista - Anche altri hanno scritto canzoni poi musicate o hanno raccontato semplicemente una storia. Ciascuno ha portato un pezzo del proprio vissuto stimolato da quella frase-scintilla”. L’esperienza ha prodotto quindi una performance unitaria frutto della mescolanza di saperi, mondi, individualità e sensibilità apparentemente lontani. L’anticamera – se si vuole – di un percorso di integrazione. 

 Il workshop ha avuto una tale risonanza che i ragazzi africani hanno chiesto che in occasione della Giornata Mondiale del Migrante l’intero gruppo andasse dentro il centro di accoglienza Staderini per proiettare il documentario di questa esperienza e riproporre alcuni dei pezzi più importanti dell’inedito collage. Poi un ulteriore riscontro: su iniziativa di due ragazzi del gruppo, il format di “Synopsis” è stato selezionato per partecipare ad un evento artistico che si terrà a Roma a settembre.

 Ma l’esperienza di Synopsis è servita anche a “smontare” gli stereotipi con cui parte dei media raccontano il fenomeno delle migrazioni, e che vedono i migranti come una minaccia per la sicurezza del nostro paese e per le problematiche connesse alla carenza di lavoro. “La mia esperienza – dice Spiezio – smentisce questi stereotipi e mi dice che ognuno ha una storia da raccontare, un percorso proprio che lo ha portato in Italia. Ci sono persone che reagiscono con gratitudine e non si piangono addosso ed io ho trovato disponibilità, affetto e la voglia di costruire qualcosa di bello insieme, a fronte delle difficoltà oggettive che ci sono, a partire dalla lingua inizialmente, dal carattere di ciascuno e dalle storie. Parlando del loro approccio alla realtà italiana mi sembra del tutto positivo, anche il rapporto con l’insegnate parla di affetto reciproco”.

 L’auspicio è che “Synopsis, uno sguardo d’insieme” possa offrirsi al pubblico, ma anche ai suoi performer, come uno spaccato del mondo che verrà, come un strumento di conoscenza, condivisione e costruzione, come una traccia interessante per nutrire riflessioni future sui percorsi di integrazione.

Claudia Di Lorenzi

 

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